giovedì, 30 novembre 2006

Ho una esperienza minima dell’etica consumistica, mi sono sfuggiti i tratti essenziali che la determinano. Mi pare di intendere sia fondata sulla soddisfazione dell’offerta, che va rinnovata al cambio di stagione. Quello che so è che il consumismo non è il consumo, così come so che una cosa consumata non è una cosa rovinata e che un uomo che si distingue è un uomo che distingue.

Il consumo è parte del gioco della produzione, e questo io lo accetto senza alcuna riserva. L’economia non è l’etica ma le somiglia e ne discende, la politica non dipende dall’industria ma dall’economia si, in effetti. Ogni equilibrio che noi consideriamo civile, moderno, funzionale, dipende alla fine dall’equilibrio fra produzione e consumo.

Detto questo perchè i magazzini sono pieni di robaccia destinata in breve a diventare immondizia? Come mai si presume che i rifuti siano riciclabili? Stiamo riempiendo il mondo extraoccidentale di roba di cui non ha bisogno nessuno. E non è una questione di marketing.

Sul futuro del consumo ho presentato una tesi abbastanza robusta. Credo che ce ne sia uno, nel caso il pianeta sopravviva, nel caso nascano ancora figli, nel caso in cui abbiamo ancora voglia di uscire di casa. Se ci fosse una disposizione alla vita erotica e fondata sulla necessità sapremmo cosa fare.