lunedì, 27 novembre 2006

E’ molto difficile parlare di buon gusto. Certo criticare un gruppo sociale di cui non fai parte non è bello, molti di questi gruppi sociali di cui fa parte solo un ristretto gruppo esclusivo sono molto sensibili alle critiche. E poi c’è il rischio che te la facciano pagare. Molti di questi gruppi possiedono media potenti.

Ho sviluppato negli anni una piccola tecnica di linguaggio ambiguo, da cui queste pagine sono in parte esonerate. Ciò è stato dovuto al fatto che venivo citato, venivano citate frasi che avrei detto e che invece mai, a sproposito. Ora molti di quelli che tentato di usare quello che io avrei detto in modo strumentale sono più vistosi.

Parlare chiaro è stato uno degli scopi della mia attitudine giovanile. E mi è stato molto utile per la costruzione della mia identità, parlare chiaro mi pareva servisse a portare chiarezza nel mondo così come nella mia comunità. Oggi so che parlare chiaro porta solo la possibilità di usare tutto quello che dico contro di me.

Noto tutto questo mentre le composizioni musicali che preferisco, le mie playlist mi suggeriscono si dica, lasciano interdetti i miei più amati corrispondenti. Decisamente oggi sono parte di un gruppo estinto, sono un esemplare sopravvissuto al cataclisma. Non mi ricordo bene del tempo in cui facevo parte di una comunità. Non è difficile da dimenticare.

La costruzione di una intelligenza comune, l’incremento delle parti sperimentali in comune, la comunicazione fine e intima, non troppo personale, è uno scopo che vale la pena, forse, di essere perseguito. Per quanto riguarda la mia esperienza chi cerca una connessione in modo ostinato è vagamente fuori di testa. Ma la mia esperienza, oggi, vale meno di quella dei miei nipoti.

27 novembre 2003

Io non sono vanitoso, non credo alla esistenza di una realtà che si debba sostenere, non credo di avere un credo, una religione, una comunità. Credo di dover mantenere la mia famiglia che è l’unica dimensione a cui appartengo, per quanto complessa e mutevole.

Credo di dover dire delle cose che non voglio dire, ed in questa lacerazione mi sento molto solo, probabilmente perché non è vero: queste cose non dovrebbero essere dette affatto, perché sono di cattivo gusto, incomprensibili, inopportune, in una parola: arroganti.

Satsko non è arrogante, non è aggressivo, non è nemmeno portato all’ira. È solo uno sciocco omino che passa troppo tempo da solo, che specula su tutto in ogni momento, e che infine se ne esce con alcune frasi fatte su argomenti che riguardano più la vita degli altri che la sua. Ora, qualcuno lo vuole per piacere liberare da questo programma che deve essere trasmesso in televisione stasera in diretta?

27 novembre 2002

I am now being presented with a fait accompli situation where unless I am prepared to compromise & go back on everything which I laid on the table at the beginning, I am the villain of the piece. I resent being put in a position I asked not to be put into.

Ma come evitare la collocazione che un mondo intero mi assegna, uscire da questo mondo è una possibilità, l’altra è accettarla come acconto di quel che verrà? La difficoltà consiste tutta nel partecipare alla costruzione di un mondo che mi riguarda così poco. Il dispiacere e la mancanza di senso sono pesi così gravi quando non hanno motivo.

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