25 novembre 2006

Ringrazio Matteo per la comprensione e l’abbandono della tensione d’esordio. Io penso di essere rispettoso e garbato solo quando non c’è traccia di passione nella mia presenza, penso che un linguaggio rispettoso e garbato sia quello che adotto solo nella mia disposizione tecnica alla prestazione pagata da altri.

Una affermazione forte (not strong but bold)è l’unica occasione in cui esercito la mia professionalità. Quando sento di dover dire qualcosa perchè nessun altro la dice e forse qualcun’altro (globally) la pensa. Io credo che nella vita umana esista solo l’azzardo, e io sono capace di prendermi tutte le responsabilità per quello che dico. Solo dopo le libertà.

Ma Matteo mi fa tornare in mente l’occasione in cui ci siamo incontrati, un momento in cui ho pagato duramente per le mie responsabilità, e per le libertà che mi ero preso. Uscito dalle righe, venni gravemente frainteso, e fui sbattuto fuori. Fu una lezione importante che mi procurò meravigliose opportunità e lascio raccontare la storia a Matteo dal suo qualificato punto di vista, se vuole.

Conformismo e moralismo sono le mie peggiori nemesi, è molto curioso che chi mi ha presentato Pasolini sia sprofondato in ambedue, la purezza etica di Pasolini è stata inimitabile ma io di certo non sono all’altezza di comprendere la sua epica. A volte davvero mi chiedo chi lo sia (e sia ancora vivo).

Tutto questo per dire che non vale la pena di vivere una vita ordinaria. Che accettare l’azzardo universale è l’unica opportunità che gli uomini e le donne hanno di affondare i denti nella vita vera, che invece è del tutto straordinaria. Vogliamo una vita che sia Erotica ed Onorevole, una vita in cui la Necessità e la Sufficienza siano le uniche linee guida.

25 novembre 2003

Una insolita mattina, da solo con i miei due nuovi bambini, che sembra sopraffarmi senza che io ne venga affatto turbato. La mia vita con questi bambini, in questa casa così poco accogliente, riesce a sembrare familiare, in qualche modo già vissuta, ma certamente facile da accettare.

Perché se ho in mente qualcosa cui sono destinato, qualcosa che davvero mi appartiene, è la formazione, la capacità di dare una direzione, verso la cura e l’attenzione di cui conosco l’esistenza, a chi è capace di chiederla, a cominciare dai miei tanti bambini, di cui vorrei occuparmi ancora di più.

25 novembre 2002

Life is too short, too precious, to seek out what we knowingly dislike.

Devo misurarmi di più con ciò che penso di dover fare, ed essere e dire, o con quanto sento, più o meno profondamente e continuamente di lasciare andare?