giovedì, 23 novembre 2006

Adulation is perhaps more destructive than hostility: it encourages and reinforces what is lesser in us. Hostility is directed towards what is lesser in us, and can alert us to the insidious hold of our egotism. But sustained & directed negativity is likely to be destructive, and can only be neutralised by someone in a well-based, long-term practice; usually, for someone who works within a group. Very few people are called to this as a specific piece of work, and I am one of them. But the question for me is, always, how may I turn this to my advantage?

A volte, quando mi immergo mio malgrado nella folla, e sto parlando di qualche decina di persone che per me sono già inquietanti, ne ricavo impressioni, per così dire, nuove. La cosa è di per sé incredibile e la mia investigazione dovrebbe considerare la rimozione, quella che inevitabilmente avviene di fronte agli eventi fastidiosi.

Indubbiamente io scrivo per riparare. Per riparare il presente difettoso, ma anche e forse soprattutto un passato che sarebbe altrimenti inutile per me. Non che io voglia ruminare in eterno su eventi risibili, ma una certa occupazione con il tempo sprecato la mantengo volentieri.

Forse ho vissuto malamente gli oltraggi da sempre. Conosco manager che sono capaci di attraversare qualunque offesa, anche personale, come se riguardasse qualcun’altro, che riescono a separare, per così dire, ogni aspetto della loro vita, quella intima da quella professionale, quella familiare da quella sociale. Io non so neanche vagamente come fanno.

Rimane vero che quando mi ritrovo in un gruppo di più di cinque persone sono seriamente turbato. Ho superato l’età esplorativa già da un pezzo, e sono abbastanza sereno nella mia età contemplativa, ma non sono certo uno che crede di aver visto tutto, credo di essere ancora capace di imparare. Ecco, in un gruppo numeroso questo mi riesce molto difficile.

I miei contemporanei sono in grave difficoltà quanto me. Non è difficile stabilire quale sia il difetto etico, lo diceva il mio parroco mentre ci acconpagnava in montagna da bambini: occorre allenare la mente a mantenere un modello di principio nelle avversità. Non ho niente di particolare da aggiungere a questo consiglio. Ma nessuno lo ha ascoltato, sembra.

mercoledì, 23 novembre 2005

“Trade is neither inherently good nor bad. But how it is conducted is a matter of great concern — and an unprecedented opportunity. Trade can either contribute to the process of sustainable development or undermine it. …. There is no question what the choice must be.” — Hilary French

Perché dobbiamo liberarci dei modi di pensiero illuministi, e dobbiamo farlo subito, parte I

Il passaggio da una economia agricola ad una industriale ha impiegato quasi due secoli per realizzarsi, quello tra l’economia industriale e quella post industriale, non abbiamo ancora un modo migliore per descrivere

Questa economia, solo un paio di decenni. Quella che si sposta è la relazione fra massa fisica e valore economico. In una dimensione in cui le esperienze vengono acquistate e consumate come prodotti, connessioni e relazioni diventano critiche quanto possesso e proprietà.

Le idee, cioè le visioni interne che sollevano la realtà fisica, letteralmente derogano la legge di gravità, sono la sostanza della quale avviene lo scambio. Il Valore diventa quindi intangibile ed è probabile che tutto questo non sia poi così intuitivo:

L’antica associazione tra merci fisiche e valore economico determina che la “vera” economia si costruisce intorno all’industria pesante, metallurgia, edilizia, mezzi meccanici, e alla manifattura. Che il “vero” impiego implica l’atto di produzione di merci tangibili.

Curiosamente i fisiocrati illuministi, gente che aveva una credibilità estesa, pensavano, all’inizio dell’era industriale, che solo l’agricoltura creava “vero” valore economico (una manciata di semi procura un enorme raccolto). Questo modo economico, basato sullo sfruttamento di risorse fisiche che sono la terra, le rocce da cui si estraggono i metalli, umani privi di particolari conoscenze è il vero substrato su cui ”l’età della ragione” si è fondata.

Non è affatto difficile, oggi, intuire quanto la disposizione illuministica sia la disposizione allo sfruttamento strumentale di risorse che non appartengono veramente all’uno o all’altro e sulle quali quindi nessuno ha veramente titolo. Con tutto il discendente apparato di confini e conflitti imperiali e coloniali che abbiamo osservato.

Quella che oggi costituisce il valore assoluto cui le grosse strutture economiche attribuiscono la maggiore enfasi si definisce “intensità di conoscenza” ed è effettivamente attribuito ad ogni unità di misura dell’oggetto prodotto.

La emersione della nostra abilità e del nostro desiderio di ricompensare le esperienze di qualità e l’importanza dell’estetica e della bellezza come valori economici sono il vero oggetto privilegiato di osservazione di chiunque intenda procurarsi un reddito di produzione negli anni a venire.

La funzione dell’elettronica, dei computers e delle reti è quella di fornirci la possibilità di connettere i servizi in modo remoto, a distanza. La funzione dei nuovi linguaggi, nel superamento essenziale dei modi della ragione illuminista, è quella di comunicare davvero, nei modi e nelle forme più adatti agli umani che hanno particolari conoscenze.

23 novembre 2003

Domenica ancora densa di percezioni inedite, cariche di oscuri presagi che mi risparmierei così volentieri. Ho pochi commenti da fare, e anche i bambini sono piuttosto insofferenti oggi.

La parte dolorosa sta tutta nella vana attesa che Angelo mi chiami, quando chiunque mi dice che non succederà. Io non voglio conservare particolarmente la fede in Angelo, o in qualunque altro individuo, ma piuttosto nella possibilità di essere perdonato da me stesso, cosa che non è ancora avvenuta.

23 novembre 2002

Greta cammina in piazza a Mirano, incespicando un po’ ma piena di entusiasmo. Toni ci raggiunge da Padova e non abbiamo denaro sufficiente per mangiare con un minimo di qualità, nemmeno tutti e tre messi insieme.

Molto meglio comprare un paio di scarpe a Greta. È impressionante come tutto si ripeta incessantemente: quando abbiamo raggiunto il massimo livello di povertà, due decenni sono passati, la nostra vita si è trasferita a Mirano, in cerca di amici, di lavoro, di soldi. Siamo ancora qui.

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