martedì, 21 novembre 2006

Ho in mente da diversi giorni una riflessione sulla democrazia, sulla sua realtà ed esistenza, e sto tentando di parlarne con qualcuno. E’ emersa così una questione piuttosto diversa, più interessante per me ma che mi riesce difficile condividere, per ora. La democrazia, per me l’opposto di fascismo e mafia, forma con questi due altri termini un oggetto intoccabile, qualcosa di cui nessuno che abbia una carriera da inventare vuole parlare.

Non sto scherzando, mi sono chiesto come un/una ventenne, ma anche trentenne credo, si possa permettere di ragionare di principi quando, dopo una laurea in buone maniere sociali, un master di relazione pubblica e diversi seminari di buona cittadinanza e convegni sulla educazione del bravo professionista, si trova ad avere committenti che non intendono pagare il suo lavoro. Magari in nome del libero mercato e della concorrenza leale.

In un mercato di lobby e di valutazioni controllate dalle stesse, in un sistema professionale basato sullo sfruttamento e la speculazione, che posto potrebbe mai avere la democrazia? Se il voto è considerato materiale di scambio, se anche fede e ideologia sono in vendita, se un venditore abile di immondizia è considerato eticamente comprensibile, se il monopolio di mercato è considerato accettabile, che cosa rimane da teorizzare?

Non sto parlando affatto della mia idea di democrazia particolarmente utopica o idealista, non sto parlando delle forme sofisticate che immaginava Platone e nemmeno dell’esercizio del veto, così incomprensibile per i pragmatisti. Mi riferisco alle forme più semplificate di democrazia, che si fa fatica a considerare autentiche con un minimo di disincanto, che di candido e puro non hanno più nulla. Intendo parlare di democrazie occidentali contemporanee, come immaginava de Toqueville o Croce.

La voglia mi è passata, e già che ci sono sto riconsiderando la mia ingenua richiesta di meditazione volta ai miei distratti interlocutori. Gia che ci sono mi è passata anche la voglia di andare a pranzo insieme a parlare di vacanze e di amanti. Sto seriamente pensando di non andare all’inaugurazione della mostra a cui mi hanno gentilmente invitato. Penso che molto gentilmente mi asterrò dai miei pensieri pesanti ed inopportuni.

In fondo leggere qui non porta quella freschezza che invece la visione di Fazio e Fiorello ci danno a gratis. La squisita satira garbata dei commentatori è molto più funzionale alla quieta esistenza dell’onanista contemporaneo. Io per me devo starmene lontano dalle oziose domande da fine carriera, magari anche da Calasso, Magris, Rumiz e Sterling che stanno sul tavolo qui davanti a me. Farei meglio a dedicarmi al mio vino, ai miei fumetti, ai miei dischi pop. Cos’altro ci deve succedere?

21 novembre 2003

The damage done by uncontrolled talking is difficult to exaggerate. It is possible to determine the character of a person by their behaviour relating to sex, money, their use of time, and their talking. Of these, talking is usually the most immediately available behaviour.

Lo spirito a cui è stata affidata la distruzione del mio, attraverso le persone profondamente inconsapevoli che mio malgrado mi circondano, si è rifatto vivo ieri sera, ha preso il corpo, la voce e le lacrime di Zita, spaventando gli innocenti che loro malgrado mi girano intorno. Ha usato gli stessi argomenti di sempre, senza stupirmi nemmeno un po’, senza intimorirmi e senza generare alcuna tensione se non nelle menti deboli, che ho fatto quanto ho potuto per proteggere.

Da notare soltanto il mio autismo, la mia incapacità di spiegare e consolare, da notare un nuovo sottile e lancinante dolore che deriva dall’autoesclusione di chiunque dalla mia scena, un dolore inedito e sorprendente. Una giornata vagamente guastata da chi non ne saprà mai nulla, e salvata dal lavoro fisico e dalla solitudine.

21 novembre 2002

The damage done by uncontrolled talking is difficult to exaggerate. It is possible to determine the character of a person by their behaviour relating to sex, money, their use of time, and their talking. Of these, talking is usually the most immediately available behaviour.

Alla fine di una giornata di dodici ore davanti allo schermo del mio splendente computer (semi)nuovo, la conclusione di cui sono capace mentre traballo a scendere le scale è che mai più nella mia troppo breve vita potrò occuparmi di qualcosa che non mi tocca profondamente. Sembra qualcosa che ho sempre saputo, data la mia totale incapacità ad occuparmi di quello che non mi interessa, ma non è così, ho tentato troppo a lungo di impegnarmi nelle convenzioni, o nelle sciocchezze che ci si aspettava da me.

La lenta costruzione di un racconto visivo, attraverso l’uso delle riprese video, audio, la fotografia ed il montaggio, alla fine è la tecnologia allo scopo della quale mi sono impegnato, ho cercato, alla fine perfino studiato in molta parte dei miei sessant’anni di lavoro; è tutto qui, ogni singola cosa che so fare partecipa attivamente alla realizzazione di questi montati, dalla posizione delle luci, le sovrapposizioni, contro e a favore del soggetto, ad arrivare alla fine taratura delle alte frequenze del suono, proprio quel che più di familiare vi è nel mio intimo. La fedele rappresentazione dei miei sentimenti è possibile solo così, se mi si danno ancora una ventina di anni di apprendistato, certo.

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