venerdì, 17 novembre 2006

Non aspiro al sigillo della Ragione. La parola mi ha sempre inquietato, come in un implicita oscura minaccia, come condizione necessaria alla convivenza, all’ufficio, al mondo. Probabilmente si intende accordo, convenzione, codice indiscusso. Una specie di adesione formale che viene riconosciuta, un sigillo insomma.

Questa semplice dichiarazione, accettata con una certa serenità al mio interno, preclude molte cose, ovviamente ai miei occhi irrisorie, ma che determinano il mio status di riconoscibilità. Molto semplicemente non ho accesso ai pubblici uffici, all’eleggibilità negli organi istituzionali, non ho nessuna credibilità sociale insomma.

Non sono particolarmente turbato da questo anche se i miei peccati sono molti: ho avuto relazioni sessuali fuori dal matrimonio, non ho preso droghe ma non sono affatto contrario al loro uso, considero la famiglia una meravigliosa struttura omnicomprensiva. Non sono pratico del codice della strada, dei meccanismi di manipolazione ai fini della vendita, delle associazioni benefiche.

Ho inteso però ascoltare molte persone qualificate. Ne ho appreso modi e processi di pensiero utili alla vita, alla comprensione dell’esistenza umana. Ho fatto molte domande che non hanno avuto risposte sufficienti: quale sia lo scopo della vita umana sul pianeta, quale spessore abbia una retta che unisce due punti, quale grado di esistenza abbiano questi punti, perchè continuo a sbattere sullo stipite delle porte.

Ho un cursus vitae insoddisfacente, ho avuto troppo da studiare per avere tempo di finire l’università, non ho credenziali sufficienti per scrivere musica, per dipingere, nemmeno per un editoriale completo. Ma comprendo le lingue degli altri, non i loro argomenti, non le loro ragioni ma il loro suono, il loro respiro, le loro passioni. Per questo ho scritto canzoni, allevato figli, coltivato orti e grigliato pesci.

Aspiro invece al silenzio, alla attenzione necessaria per sapere quando le uova sono cotte senza guadarle ne’ toccarle, aspiro alla gioia della donna che amo, alla sua consapevolezza di sostenere un uomo giusto, che fa fatica a ricordare anche il nome delle persone che lo amano, che soffre l’eccessiva luce del sole, che fa quello che può per aiutare gli altri, cioè continuare diritto per la sua strada.

17 novembre 2003

My overall sense is this: a creative future awaits us all, and it is available. It must also be constructed. If we sit around and wait for the future to set itself up, ex nihilo, we will wake up in the Spring of 2001 and twitch gently because our future doesn’t appear to be coming online. Then, in the Summer, we’ll discover that our creative future has eluded us. Our future will then be one of dealing with repercussions: a mechanical future, which unwinds rather than unfolds.

Quello che vogliamo, in opposizione a ciò di cui abbiamo bisogno, questo ha impegnato il mio spazio stamattina, prima che il mondo e la sua negatività si risveglino, prima di ogni altro pensiero.

Quando ho guardato, in momenti differenti, al motivo per cui la mia capacità di rivolgermi ad altri in modo diretto sia sempre sul punto di svanire, ho visto solo i mostri inerti, stupidi ed offensivi che hanno occupato il nostro mondo, ho visto la volontà precisa, da parte di un mondo che non esiste più, di perpetuare sé stesso.

E ho visto Come fosse urgente, bruciante, la necessità di tenerci separati, perché abbiamo nemici comuni. E come la nostra incapacità di stare in contatto giovasse ad un qualche oscuro, per noi stessi, disegno.

Io credo che abbiamo difficoltà simili, e che esse siano comuni come le nostre necessità, che sono quelle per cui la nostra potenziale anima comune cresce e respira, verso la Vita.

E credo anche che abbiamo le stesse speranze, aldilà delle opportunità “politiche” che così devastanti possono essere per il nostro essere più alto, perchè il mondo in cui ci troviamo adesso è funzionale ad un nuovo tipo di esistenza, ammesso che ne abbiamo coscienza.

Credo che la nostra vita a questo serva: oltre che a proteggerci, accumulare e conservare il materiale che ci occorre per il futuro, dobbiamo soprattutto pensare a come accettare la nostra condizione. E questo non è banale, ed è molto difficile, perché siamo soli.

Ho passato l’intero mio tempo a misurarmi con una solitudine necessaria, a volte obbligata, spesso desiderata. Come se nessuno potesse aiutarmi, ma comunque come se nessuno potesse davvero dividere con me quello che vedo. Tutto questo ha reso le mie visioni fugaci, a volte inutili, perfino sprecate.

Rimane la conoscenza che abbiamo, e la consapevolezza che essa non riguarda il mondo antico, che non ci sia nulla da condividere all’interno di esso.

Rimane una certa malinconia, per quello che potrebbe essere, opposto a quella che è l’aspirazione comune, e da cui ci procuriamo una certa distanza.

Ho bisogno di aiuto, ma non riesco a pentirmi, forse non potrò essere perdonato mai.

“To be willing to go as far as possible,
is to pray to be impelled, but without knowing wither”

–Simone Weil

17 novembre 2002

Il compleanno di Toni, e son contento di chiamarla mentre ancora stava a letto: forse possiamo trovare un nuovo modo di guardarci io e questa sorprendente donna d’acciaio, ora che l’abbiamo inteso come inevitabile.

Rocco mi ha chiamato più volte in cerca di ispirazione per questa festa, ma non sono stato in grado di aiutarlo molto, non mi ricordo di aver sofferto prima per la mia incapacità di pagare un regalo, forse anche questo è un progresso, in un certo senso non lo avverto come tale.

Stefania è dolcissima nel cercare di sollevare il mio spirito, e naturalmente ci riesce. Un paio di piccole uscite in cerca di un po’ di sole che sembra mutato rispetto alla splendente luce di ieri: marea da primato in laguna, la mia antica città sprofonda fra disattenzione e natura.

“The Internet Challenge To Television” by Bruce M. Owen (Harvard University Press 1999).
“In The Wake Of Chaos: Unpredictable Order In Dynamical Systems” by Stephen H. Kellert (University of Chicago 1993)
“The Feynman Processor: Quantum Entanglement And The Computing Revolution” by Gerard J. Milburn (Perseus Books 1998).