mercoledì, 15 novembre 2006

Una importante riflessione sul pensiero negativo, che non è quella brutta cosa che credono gli americani ma un modo, non proprio spubblicato, di fare riflessioni e critiche.

Sono perplesso su quanto le parole significano quello che uno vuole, sia chi le dice che chi pensa di ascoltare ed invece sta parlando per conto suo.

Voglio dire: Non c’è nessun accordo sociale sul vocabolario, il senso comune non è affatto tale.
(naturalmente non è mia la riflessione importante, ma di Massimo Cacciari, e si trova in un angolo lucente) comunque:

http://www.emsf.rai.it/scripts/documento.asp?id=232&tabella=anagrafico

e per i più volonterosi:

http://www.univ.trieste.it/~etica/2001_2/pepom11.html

15 novembre 2003

The overall pattern of a piece, as it emerges in time, is held in the mind’s eye.

The ordering of a piece, which directs its unfolding movement through time, is arranged according to the governing conventions of any particular musical community. In our culture, rhythmic organisation is partly defined & described by time signature.

Lascio la città, con la mente rivolta alle cose che avrei potuto lasciare, se le avessi avute, se avessi impiegato il mio tempo per comprenderle, per respirarle. Allora adesso potrei lasciarle andare, può essere invece che me le debba portare ancora appresso, ad una certa distanza, per molto tempo. Sono molto lontano dalla libertà ma quello che trovo, NON facilmente, è un accordo formale con quanti condividano la mia stessa prigionia.

Una piacevole conversazione tornando a Mestre in macchina con gli allievi di Toni, alcune persone che ho avuto modo di incrociare nei miei percorsi passati: il mondo ci ha tradito, facendoci fare una figuraccia, meglio: alcuni loschi figuri ci hanno tradito, facendoci fare una figuraccia, meglio: ci siamo traditi, facendoci fare una figuraccia.

15 novembre 2002

Sono ancora immerso nel mio re-apprendistato al montaggio video e con tutte le inevitabili mancanze e debolezze, sono abbastanza soddisfatto. La mia incapacità pratica, anche a questo livello di narrazione, è leggendaria ma non mi posso lamentare, pare che un lavoro sia stato fatto davvero, se un progresso incrementale può, in effetti, avere luogo.

Mi interessa questo modo di raccontare, oso dirlo? Di comunicare. È il modo migliore che conosco di dire quello che so, quello che ho capito, quel che ho stabilito di accettare. E rientra nella mie possibilità pratiche, manuali oltre che tecnologiche, questo è probabilmente lo stato più eclatante in cui mi trovo. Posso.

Questa bambina ha una disposizione piuttosto chiara nei miei confronti, sono accettabile se la mamma non c’è. Riusciamo a divertirci davvero gironzolando un po’, le sue enormi necessità emotive non sono affatto schiaccianti per me e penso che in questo sia consistitita la mia maturazione, se ce n’è stata una, nei passati vent’anni. Non riesco a ricordare di aver fatto così tanta attenzione a Rocco, né a nessun altro peraltro.

Annunci