MERCOLEDÌ, 08 NOVEMBRE 2006

Cosa diavolo vuole dire teo-con? Ieri ho sentito un imbecille che diceva, con amabile sorriso davanti al pubblico, che il denaro è il segno della grazia di dio. Proprio così, il successo ed il conseguente (ovvio) denaro incassato sono i segni inequivocabili della grazia. Ora, parlare di fondamentalismi è difficile per me, che di certo non sto con Oriana Fallaci, ma del fondamentalismo (falso e strumentale a fini di lucro) di Bush credo che proprio nessuno sappia cosa farsene.

Il fondamentalismo, tecnicamente, è l’azione di ritorno ai fondamentali. Per capirsi la riforma protestante, ben lungi da essere innovativa, era in realtà un ritorno ai fondamentali cristiani, al: fate questo in memoria di me, alla lettura diretta del racconto parabolico, misterico, non letterale. Il fondamentalismo Islamico consiste dell’ortodossia, dell’esecuzione dei precetti del Corano, la parola di Dio come intesa da Maometto, il suo profeta. Questo implica la qualificazione all’intesa, implica Responsabilità.

Altra questione è il fanatismo, basato sul dogma così come lo si intende, fino a sfiorare l’arbitrario e la manipolazione in mala fede, basato sull’idea che un dogma sia semplicemente l’affermazione per cui le cose stanno così, un po’ come il pragma indica che le cose si fanno così. La Realtà è infinitamente più sofisticata, ambigua, mutevole ma i fanatici la riducono alla semplice dimostrazione della liceità dei propri interessi personali nel momento. I fanatici andrebbero tassati.

Il fondamentalismo cattolico non può esserci, i cattolici parlano e ascoltano dio per interposta persona, c’è un celebrante che conosce la lingua e traduce, non c’è lettura diretta delle scritture, il commento va lasciato all’autorità suddetta, che spiega, con pazienza, alle pecore. Perciò il richiamo fedele al testo sacro, al di là della contingenza, per i cattolici è proibito, ci sono appunto i teologi, con facoltà apposita opposta all’insipienza dei poveri adepti e conseguente autorità gerarchica.

Esistono i fanatici cattolici, invece, eccome. Pare che in questo, come in altri paesi forse, ci sia molto da guadagnare ad essere cattolici, cosa che tecnicamente non significa affatto professare una certa dottrina di fede, ma solo frequentare i luoghi e le persone giuste.

per passare ad altro, forse più urgente, forse no:

Another reading of this outcome is that people want not a little bit more spent but rather a lot more spent to solve this problem—and they’re willing to pay.

MARTEDÌ, 08 NOVEMBRE 2005

La prevenzione pandemica non esiste.

Quello di cui ci raccontano, in termini di prevenzione, è sicuramente marketing del più grosso business che le multinazionali riescano ad immaginare.

Quello che in questo momento mi trovo a considerare è il miglior modo possibile per illuminare la scena del terrorismo senza terrorizzare, e mi trovo fatalmente impotente nel mio stesso campo: il terrore della situazione è oggettivo, anche se le cose non sono quelle che sembrano, perchè sono molto peggiori, e anche molto migliori:

Alla fine dell’era industriale, quella cui abbiamo assistito più di trent’anni fa con la prima “crisi” petrolifera, era definitivamente palese che i varii paradigmi su cui la “produzione industriale” si svolgeva avevano cessato di funzionare.

C’era una indicazione implicita in tali paradigmi, per esempio in quello per cui una azienda che smette di crescere muore è implicito che qualunque azienda non può crescere per sempre, che anticipava il decorso storico, fondamentalmente abusivo, della “rivoluzione industriale”.

Tale indicazione poteva essere la salvezza di una qualunque classe economica, diciamo capitalistica, si trovasse a leggere la storia in buona fede. La disposizione alla produzione industriale doveva includere il superamento della stessa, la sua naturale evoluzione in questa fase che noi chiamiamo comunemente post industriale.

Perchè è abbastanza ovvio che, in buona fede, il lavoro, che qui definiamo come impegno alla trasformazione dell’energia (e per estensione della materia), produce profitto, ma questo, in buona fede, non implica affatto che una qualunque disposizione, per esempio quella industriale, produca rendite.

L’ostinazione che la politica industriale multinazionale, usa alle rendite, mette nel simulare la necessità della produzione industriale, ormai insostenibile da qualunque posizione in buona fede, è stupefacente.

La produzione chimica e farmaceutica intende perpetuare se stessa attraverso la creazione di bisogni insoddisfabili, e attraverso la strutturazione di questi bisogni con azioni di marketing, suggerire il superamento della nostra condivisa condizione di terrore, abilmente costruita probabilmente attraverso altre forme di marketing. L’abuso di antibiotici come forma preventiva è inutile e dannosa. E’ come avvelenarsi per paura che ci avveleni qualcun altro.

D’altra parte la consapevolezza che i polli caricati di antibiotici non sono commestibili sembra essere naturalmente autodiffusiva: il consumo di carne industriale è, in misura notevole, sempre minore. Quando, consapevolmente, si intende continuare ad usare la carne occorre semplicemente comportarsi come un buon amministratore,e l’offerta sul mercato (quello degli scambi di sentimento, emozioni ed esperienze) è ottima e stabilizzata.

Un buon amministratore sa che ci voglio decine di chili di cereali per ottenere un chilo di buona carne, e si fa semplicemente i suoi conti. Sembra molto evidente che nessuno può suggerire, in buona fede, una persecuzione dei consumatori distratti, la qualità del cibo è spesso proporzionale alla qualità dell’impegno messo per procurarselo.

La prevenzione di un pericolo dovuto all’incuria e alla incapacità di amministrare riguarda soprattutto la prassi dell’incuria e all’incapacità di amministrare, ed è a questa che dobbiamo rivolgere il nostro pensiero. Sostenere chi, in buona fede, tenta di procurarsi un normale profitto coltivando quelle che sono le nostre necessità è l’altra responsabilità che abbiamo.

8 novembre 2003

Un sabato destinato alla pulizia della stanza di Rocco al piano di sopra, quella occupata da lui ed i suoi amici durante l’estate dopo che gli inquilini se ne sono andati. Un lavoro fastidioso e paziente che spetta a me, e che mi fa così tanto bene.

Quando questo lavoro di pulizia comincia ed è avviato, emerge sempre un sentimento penoso per averlo lasciato fare ad altri, all’interno di quella che considero la mia casa. Quando questa pigrizia fastidiosa, insidiosa, inopportuna libererà la mia vita?

8 novembre 2002

Mi sveglio molto presto quando dormo al piano di sotto, a casa a Trieste, e salire per cominciare la giornata in modo equo è un grandissimo piacere. Le prime ore del giorno scivolano via a fare un po’ di ordine e, dopo una risposta ad un funzionario della guardia di finanza, compio il primo errore in una settimana che sembrava perfetta: vado a trovare Enrico Devetta, l’uomo confuso.

Ancora mi sorprendo ad occuparmi di persone che non hanno più alcun ruolo nella mia vita, né in quella di nessun altro per quello che posso capire, e la risposta non può che essere quella di chi crede di stare ad occuparsi di me. Queste cose, così buffe, hanno uno strano odore già conosciuto.

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