DOMENICA, 05 NOVEMBRE 2006

Come ci si misura con un uomo che sta svanendo? Se si tratta di un uomo che si è costantemente volto ad oggetti fuori moda, a riflessioni poco visibili e si è infine espresso molto poco, non solo personalmente, potrebbe mancare un qualunque parametro efficace.

Se i suoi amici facessero fatica a ricordarlo, se il prodotto del suo lavoro fosse corrotto, se i suoi figli fossero vagamente imbarazzati, che tono avrebbe una celebrazione in suo onore? Quale colore si potrebbe indossare per tentare di compiacerlo, come si fa solo quando gli uomini muoiono?

Quale delle persone da lui amate sarebbe la più indicata per scegliere il menù del pranzo del suo compleanno, chi potrebbe dire quale sia la musica che desidera maggiormente sentire? Se quest’uomo cessasse semplicemente, di colpo, di esistere, chi saprebbe salutarlo in tempo?

Molti degli uomini straordinari che ho incontrato, a cominciare da mio padre, se ne sono andati in silenzio, senza farsi notare. Senza che le loro aspirazioni, il loro profondo desiderio di redenzione, la loro definitiva capacità di perdonare potesse essere misurata come esempio.

5 novembre 2003

Oggi, mentre mi presentavo ad uno pseudo editore, anziano dilettante di buona volontà, ho avuto una percezione chiara, diretta, senza ombre, di quanto io sia totalmente incomprensibile se non mi esprimo in un linguaggio comune.

Una bella banalità, certo, ma che dire del fatto che ogni tipo di linguaggio comune, stradale, ordinario, mi risulta la versione debole di un linguaggio inarticolato, semplicistico, superficiale.

Come devo guardarmi espresso in un linguaggio che ci riunisce soltanto al nostro Minimo comune denominatore, tutto questo non ha niente a che vedere con le mie normali aspirazioni, quelle che seguo quando sono equilibrato, non ha niente a che vedere con quelle che io considero essere le naturali aspirazioni dell’umanità.

Eccetto che quando mi espongo alla comunicazione ordinaria, come in quel preciso momento ho una nuova splendente, autonoma e solida percezione di me stesso come essere utile, al servizio degli altri.

5 novembre 2002

Pur essendo molto chiara la posizione di Gabriele, che mira essenzialmente ad essere un buon contabile e a garantire la sopravvivenza della struttura di gestione, è altrettanto evidente che non sarà lui a definire la funzione affermativa della Casa della Musica.

È abbastanza ovvio che si sente molto forte la mancanza delle connessioni di Angelo, della sua personalità e del suo potere, anche se Gabriele sostiene che non fossero mai stati appropriatamente usati, ma di certo non si sente la mancanza della sua inconsistenza, della sua aggressività e della sua totale incapacità a completare.

Ancora, il punto di risoluzione non è visibile: tutte le parti in gioco devono, come Gabriele mi suggerisce, assumere una attitudine più adulta, ed è assolutamente vero che questo riguarda ciascuno di noi. Ma come sentire quale sia davvero il punto più caldo?

Bernes suggerisce una possibile serie di contatti, con l’industria o con le istituzioni, con Menia, il nostro scagnozzo parlamentare o addirittura con Teddy Reno, il nostro manager del mondo che fu.

Certamente respirare in una dimensione più ampia di quella di cui è capace la coop 55 è urgente e necessario. Mi pare solo di non aver molto da fare. Partenza per Spinea, in cerca del calore che non trovo.

Letture da investigare:

Roger Lewin’s “Complexity”,
Ilya Prigogine’s “The End Of Certainty: Time, Chaos & The New Laws Of Nature”
Paul Levinson’s “Digital McLuhan: A Guide To The Information Millennium”.
Terry Bossomaier & David Green’s “Patterns In The Sand: Computers, Complexity & Everyday Life”.