LUNEDÌ, 30 OTTOBRE 2006

La realtà che percepiamo non è affatto la Realtà.

30 ottobre 2004

Although (recently) I accept myself as an authority in my own life and affairs, subject to those with greater experience and authority, I do not assume that my own sense of rightness should be forced on others. So, I need engagement & support from those who feel similarly; and the tolerance of those who disagree but sense my concern is at least sincere, perhaps legitimate. Where this engagement-in-good-faith is lacking I am vulnerable.

30 ottobre 2003

Di nuovo senza dormire, stupito e leggermente svanito, mi preparo per la logica evoluzione del programma, la puntata numero due di ”NDLMP” trasmesso in diretta televisiva dal QG. Mi sono sentito solo in questi giorni, e temo che si possa vedere quello che definiamo di volta in volta come, disorientamento, straniamento, spaesamento. Temo che sia chiaro per tutti quanto sono triste, solo ed incapace di lavorare davvero. Ma naturalmente il miglior attore che partecipa alla puntata sono io, e nulla è più lontano dagli ascoltatori di questa naturale, ovvia, inevitabile percezione.

30 ottobre 2002

Se la questione fosse culturale, gli imprenditori dovrebbero prima di tutto compiere una impresa, leggera, fluida, focalizzata senza essere rigida, determinata senza essere grave. Elemento fondamentale è La benedizione della INTUIZIONE che va ad aprire spazi reali in un mercato che le corrisponde. Le nuove necessità e le nuove coscienze di necessità.

Si dice che la questione sia ECONOMICA, e allora esaminiamo il termine. L’etimo riguarda il giusto nome dei diversi elementi in gioco, la loro corretta disposizione, anche sequenziale, la gerarchia per esempio, la scala di RESPONSABILITA’: l’imprenditore intende COMUNICARE la sua VISIONE, con mezzi differenti in differenti direzioni, ha quindi bisogno di differenti DIRIGENTI.

Costoro devono badare alla integrità, alla coerenza, alla linearità ragionevole di cause ed effetti, non si limitano alla gestione delle deleghe, occorre che sappiano identificare chiaramente modelli e modalità di gestione delle risorse, programma delle trasformazioni, distribuzione dei prodotti.

Abbiamo una base fondamentale di ricerca e sviluppo, sul mercato , nelle relazioni interne ed esterne all’azienda, forniture, processi di trasformazione, distribuzione, promozione: il QUADRO.

La linea, spesso piuttosto estesa, dei quadri, ha nature, caratteri, personalità diverse:

alcuni di loro sono concentrati sulla produzione, sulla qualità intrinseca del prodotto, sulla sua evoluzione, durata, intensità. Le complessità con cui giocano si modellano sui misteriosi flussi di mercato, di fornitura delle materie prime, di stoccaggio .

Altri sono concentrati sulle persone, hanno di fronte complessità di natura emotiva, sulle qualità sottili, sulle vere motivazioni umane; hanno di fronte oggetti fluidi, spesso imperscrutabili, che cambiano sempre proprietà. Loro dominio è la formazione, continua ed attuale, loro limite la capacità di comunicare in modo positivamente emotivo; ciò che devono cercare è l’evoluzione, la mobilità, la flessibilità la nuova conoscenza che le persone che lavorano e i loro corrispondenti, i clienti, immacabilmente si trovano in mano.

Ciò che i dirigenti non sanno, sanno dove cercarlo

esiste una figura d’appoggio, di maggiore specializzazione professionale e non adatta alla speciale percezione di scenario, di minore specializzazione strategica e adatta alla percezione obbiettiva: il CONSULENTE. Le opportunità che i quadri hanno di evolvere vanno essenzialmente su questi due lati paralleli, la direzione aziendale, strategica e operativa, fortemente legata alla visione dell’imprenditore, chiaramente identificata e semplificata come è tipico della visione di un singolo pragmatismo e la competenza di consulenza, legata ad un preciso segmento di mercato, ad un particolare tipo di prodotto, ad un tipico utente, o persino, nei casi più sofisticaticati, ad una intera , per quanto comune, visione del mondo.

Se le imprese sono strutture fatte, spesso, per ridurre la complessità, per portare avanti il business al minor costo e con il massimo risultato relativo, non è certo per queste funzioni che devono nascere. Perciò se la domanda è: a quale necessità risponde una impresa? La risposta è certamente molteplice e sfaccettata e quindi le nuove domande, più degne, più nobili e quindi più utili potrebbero essere:

1. Che cosa serve ad intensificare, amplificare, questa strutture, idea, stile di vita?
2. Che cosa consuma, rende arcaico o obsoleto?
3. Quali cose, che sono state rese obsolete, essa risveglia a nuova vita?
4. Cosa inverte o rovescia una volta che ha raggiunto i limiti del suo potenziale?

(da leggere: Roger Lewin’s “Complexity: Life At The Edge Of Chaos” from “The Fuzzy Future”)