DOMENICA, 29 OTTOBRE 2006

Abbiamo una connessione molto fragile con la speranza, così come la paura se ne sta dietro una porta di carta. Nella mia vita la solitudine ha avuto un posto molto grande, è stata cercata, curata, coltivata e lo è ancora, forse più che mai.

Certo che è più facile avere paura da soli, ma non per me. E’ più facile perdere la speranza da soli, ma non per me. Intendo stare da solo ancora molto spesso, e intendo dire ogni giorno. Solo quello che faccio ogni giorno ha importanza.

29 ottobre 2004

There are degrees of letting go: surrender & submission (however we might understand these words) are powerful forms of this, and aspects of service.

This is where one lets go of all that one has ever wanted for oneself, trusting that benevolent direction is available to move us from where-we-are to the situation that is right & necessary for us to be. By releasing the hold of our personal demands, what we want for ourselves, we open a space where our proper future may present itself.

29 ottobre 2003

L’intera giornata passa molto poco serenamente a prevedere, immaginare, almanaccare. A guardare negli occhi questo nostro sfuggente futuro, con il quale sarebbe molto più comodo avere una relazione superficiale, quieta, inconsapevole. Ma la nostra vita non funziona così, e forse mai ha funzionato in tale modo. Fino a tardi, e poi da solo a casa, senza meditazioni, né visioni utili.

29 ottobre 2002

Direi che è possibile che la sfida più grande, nel mio stare immerso in questo paesaggio brumoso, consista nel resistere alla tentazione di abbandonarmi ai sogni in cui affondo.

Dico proprio lo stato di inquieta allucinazione che qui mi assale e che non stento a riconoscere abbia segnato tanti anni della mia vita.

Devo tenermi aggrappato al mio corpo, alle poche cose che ho intorno, perché senza avere una occupazione materiale posso davvero perdere l’equilibrio. Oppure posso prestare tutta la mia attenzione a Greta, estatico raggio di sole.