SABATO, 28 OTTOBRE 2006

Il miracolo della moltiplicazione dei bicchieri di spumante, quello che obbligatoriamente si deve ripetere il sabato prima di pranzo, è il miglior sprone ad essere uomini migliori. Senza questo vino la mia vita sarebbe più greve, rigida, ingolfata.

28 ottobre 2004

The present strategy in my life, the one that follows Moving On, is Letting Go. There is nothing negative in this: letting go is a necessary part of any process that is approaching the stage moving-to-completion.

Letting Go is not quite where one’s grip is insufficient or careless.

Letting Go is intentional: it is a form of all-encompassing relaxation where one releases all of one’s psychological & emotional & physical demands; expectations & anticipations; even reasonable projections & detailed planning; one’s demands of others; the assertion of “my rights”; even what one wants in life.

28 ottobre 2003

From this morning’s reading and reflection: a deepening sense of the distinction between actions which generate repercussions; and actions which aim at getting results. Alternatively expressed: the difference between “existential” & “essential” strategies.

Something like:

Intentional actions generate repercussion (mastery);

Acts-of-which-we-are-aware aim at getting results (craft);

Basement activities have consequences (basement).

Una giornata davvero bassa, umiliante e sfiancante senza che nulla di oggettivo sia affatto accaduto. Se Ferro non fosse tornato a ridere così volentieri ed in modo così maturato, che mi resterebbe da dire. Al servizio di questi bambini, che riconoscenti tacciono, mi metterò.

Stefania mi accompagna in stazione e l’aria intorno a noi è piena di rimprovero e incomprensione che vengono da chissà dove e nei quali mi rifiuto di cadere. Così mestamente salgo su un treno che avvilirebbe chiunque, ma non me.

28 ottobre 2002

Il senso del mio lavoro nei gruppi, quando questi sono composti da persone mature ed equilibrate, è che questo non è il mio spazio di lavoro naturale.

La prima cosa che emerge dentro di me quando sono i un gruppo è la sensazione che il mio tempo sia troppo poco per perderlo in questo modo. Probabilmente si tratta di una malattia mentale, un disturbo evoluto nell’adolescenza, perché davvero mi ricordo di essermi sempre sentito così.

Oggi so che molte cose rilevanti per la mia esistenza sono possibili solo se sono in un gruppo, e cerco di mantenere una disposizione adulta. Affermato in pubblico, chiaro e tondo, che questo è il gruppo più sensato in cui mi sia mai trovato ad essere parte, la fatica è difficilmente misurabile.