LUNEDÌ, 23 OTTOBRE 2006

The sixth age shifts
Into the lean and slipper’d pantaloon,
With spectacles on nose and pouch on the side.

C’è una letteratura intera sul modo migliore per diventare ricchi, nessuno discute mai perchè si dovrebbe negare l’obbligatorietà di questo processo, è ovvio, sappiamo tutti a cosa serve il denaro: a procurarci sicurezza e serenità. Invece, per esempio, nessuno scrive mai come fare a vivere da ricchi, per esempio, di quanto sia difficile evitare di perdere il denaro, di come evitare di perdere il denaro trasformi completamente i nostri modi, le nostre relazioni.

La domanda giusta da fare per comprendere è “perchè i ricchi continuano a lavorare?”.

Io lo so: perchè c’è un limite alla lunghezza della propria barca, un limite alle ore che è possibile passare in aereo per cercare il posto più bello, anche in prima classe, c’è un limite alla quantità di cibo lussuoso e raro che possiamo mangiare. Invece lavorare ci permette di negare la necessità, fatalmente insopportabile, di cucinare i frutti del nostro orto, di allevare i nostri figli, di cantare e ballare insieme ai nostri vicini, cose che non riescono più a darci sicurezza e serenità.

Per quanto ne so ci si concentra sull’accumulare denaro per lo stesso motivo per cui ci si concentra sull’accumulare potere, mezzi, strumenti. Per evitare quanto possibile di doversi occupare di ciò che realmente la vita rappresenta: un’opportunità per cambiare noi stessi. Per poter adattare il nostro povero, negletto essere ai suoi scopi naturali, che sono piccoli e comprensibili.

La cosa buffa è che in fondo lo sanno tutti, e nessuno lo ammette, nemmeno con sè stesso. Siamo piccole configurazioni ideali, che portano il carico di piccole funzioni cosmiche, il cui scopo è minimo:ma sembra troppo difficile da sopportare.

Quello che non tutti sanno è che la realtà non è quantitativa: un piccolo atto di qualità può modificare il corso dell’universo, che non è continuo e che prevede lo scarto dalla traiettoria. Mutare il corso globale degli eventi è spesso possibile anche per un gesto piccolissimo, ma superbo.

Così, se ci sono regole abbastanza semplici per diventare ricchi, per questo è così difficile, è vero che ci sono regole ancora più semplici per procurarsi una dignità umana, e per questo, se possibile, è ancora più difficile. Molti preferiscono la prima soluzione, oppure ripiegano su di una soluzione ancora più facile, crogiolarsi nella propria miseria priva di gesti di qualità.

23 ottobre 2004

Mentre il cielo e’ sempre piu’ desolatamente grigio, e dopo una mattina passata insieme a Rocco e Giulia, siamo a pranzo con la mamma, sempre piu’ lontana e depressa. La sua relazione con i bambini, che riesce a vedere soltanto dopo lunghi periodi, non e’ poi cosi’ diversa da quella con Rocco, che vede molto spesso, e nemmeno da qualunque altra. La sua incapacita’ di ascoltare, e perfino di vedere, e’ la stessa che ho io e da questa esperienza ho molto da imparare. Intanto pero’ la mia naturale tristezza trova conforto e corroborazione. Il pomeriggio scivola in una dimensione familiare che mi e’ necessaria quanto la luce del giorno, la sola che preferisco al mio solitario ed illimitatamente necessario silenzio.

23 ottobre 2003

Giornata intera al QG per tentare di ragionare sul corretto modo di procedere in senso tecnico, insieme a Fabrizio Meula e Gabriele. E così dopo un divertente pomeriggio insieme a una grande squadra di personaggi leggermente fuori di testa, dopo un inevitabile momento di confusione in cui non sono sicuro di ricordare ciò che ho detto, il programma è diventato una trasmissione pubblica, le mie parole sono tornate ad essere udibili, le mie parole a dire, la mia faccia ad essere e, stupefatto come sono stato vedere la mia carriera ripartire, così mi sono calmato, e sono tornato a dormire.

23 ottobre 2002

L’aria ha un sapore particolare stamattina al QG, anche di conseguenza al diluvio di ieri: molta acqua è corsa intorno alle fondamenta della casa, molta ancora ne correrà. Gabriele sta immaginando una nuova posizione per me ma il suo lavoro è inconcluso e confuso, proprio l’ultima cosa che mi occorre: probabilmente non è possibile ciò che sta tentando di fare, probabilmente nulla emergerà dalla sua, o dalla mia, semplice volontà.

Uno splendido pomeriggio di lettura e navigazione, scoprendo illimitate connessioni fra ciò che vedo e ciò che credo.

Rather than focusing on the typical concerns and common preoccupations of companies today, try look outside the traditional business realm at the broader forces in the world that increasingly are influencing the business environment. We need powerful insights into increasingly important fields—such as science and technology, culture and civilization, geopolitics and the environment—that will shape the decade to come.

Even before the terrorist attacks on the World Trade Center and the Pentagon, we could see signs of turbulence ahead. The global economy was showing signs of stress; the stock market’s long bull run was winding down, the dotcoms were fizzling; and the corporate accountability crisis was beginning to unfold. It’s increasingly clear that we’re heading into a decade of great uncertainty, with both incredible challenges and huge opportunities.

Which are the key developments to watch and the critical issues to track in different fields and the world at large?

Mary Catherine Bateson on the difficulties of cultural change;
Paul Hawken on the anti-globalization movement;
Francis Fukuyama on the politics of biotechnology;
Jaron Lanier on the social ramifications of telecommunications;
Kevin Kelly on the rise of competing values;
Peter Schwartz on the next scientific revolutions;
Bill Calvin on rapid climate change;
Amory Lovins on the next big energy shift;
Freeman Dyson on the inevitable return of space exploration, and Stewart Brand on long-term civilizational issues.

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