martedì, 17 ottobre 2006

And then the whining school-boy, with his satchel,
And shining morning face, creeping like snail
Unwillingly to school.

Bisognerebbe davvero meditare profondamente sul perchè i ragazzi detestano la scuola, i ragazzi normali almeno, perchè quelli comuni in realtà ci si trovano anche bene, per diverse ragioni su cui torniamo dopo. I ragazzi normali hanno molto da perdere, vanno a scuola solo perchè i loro amici lo fanno, perchè il luogo potrebbe anche essere più accogliente dei giardini pubblici, dei portici in piazza, meno impegnativo del bar.

A scuola la priorità non è affatto lo studio, non certo l’educazione, e nemmeno la semplice istruzione. A scuola ci si occupa di trasmettere le norme del cosiddetto vivere civile, regolamenti e usi, convenzioni e costumi. Non c’è niente di male, sono cose utili, basta saperlo, finchè non c’è niente di meglio da fare. A scuola c’è un sistema di controllo, per fortuna pieno di difetti e di buchi, per assicurarne la funzione prima: escludere.

Nella scuola italiana del post ’68, ma probabilmente fin dal 1964, questa struttura convenzionale è andata in pezzi, profondamente scossa dall’aria dei tempi, ma anche dall’improvvisamente manifestata opportunità di imbrogliare il sistema: voti “politici”, autogestioni ed esami “iterati” hanno permesso ad un bel po’ di buontemponi di laurearsi senza aver messo insieme la prima pagina con l’ultima. Personalmente non avevo e non ho obiezioni. L’inondazione di ignoranti è meglio del fronte dei notabili che lasciavano (ed ancora lasciano) cadere le sentenze sulla testa dei minori.

Oggi la situazione è solo buffa: i docenti laureati in ogni possibile modo sono l’unica risorsa rimasta, non sanno niente e nemmeno credono ad una necessità che vada oltre ai mutui da pagare. I ragazzi non li considerano nemmeno vagamente autorevoli e si procurano, semplicemente, altro da fare. Restano esclusi, inevitabilmente, quelli che non vedono quello che succede, quelli che pensano di essere nell’unica scuola possibile, perfino, forse, quelli che godono a prendere appunti e a metterli in ordine.

Insomma a scuola ci vanno con successo solo quelli che non hanno proprio niente di meglio da fare, i giovani svantaggiati eroticamente che tentano di organizzare così la propria pensione a due stelle. Senza attese nè aspirazioni. Per quel che mi riguarda sarebbe sufficiente far capire loro che se una scelta non è mai discutibile, è pure necessario che questa scelta possa essere considerata tale. occorre cioè essere consapevoli del fatto che aderire ad una società cosiddetta civile solo perchè non si ha niente di meglio da fare è una scelta che determinerà grande parte, spazio e tempo , della loro esistenza.

Per gli altri, un solo suggerimento: non perdete tempo con la scuola, andate a studiare.

17 ottobre 2004

In return (one) cannot be asked, even expected, to continually absorb the negative consequences of inappropriate behaviour by innocent…(wich)… assume the right to behave as they want without regard for the repercussions.

17 ottobre 2003

Mattinata di solitudine interrotta da Maria che mi porta in casa un’aria insolita. Mi chiedo a cosa serva tutta questa intelligenza, ma la ragazza ha un suo equilibrio ed una rimarchevole solidità. Sembra anche lei piuttosto solitaria ma forse è solo una impressione, molto gradevole, per la quale sono portato a sperare in un certo giro energetico. Il programma continua quindi, e giovedì prossimo sotto con “non dimenticar le mie parole”.

17 ottobre 2002

Giorni di furiosa distrazione, questi, senza dubbio. Occupato tutto il giorno con il montaggio dei documenti di cui mi sento responsabile e che considero il mio vero lavoro, sento il tempo che mi scivola tra le mani.

È molto divertente però avere Greta che mi corre tra i piedi domandando attenzione costante, come se avesse solo me al mondo. Credo che sia questo l’effetto maggiore del mio essere privo di reddito personale: la mamma di Greta deve badare costantemente al suo.

Essere pagati non è un diritto, almeno quando, come me, non si è al servizio di nessuno in particolare, ma non essere affatto pagati è una condizione ancora inedita nella mia vita di piccolissimo uomo privilegiato.

Prima del 21 luglio 2001 non ero mai stato disoccupato, nemmeno un giorno, non formalmente almeno, e così la mia pratica è stata piuttosto speciale. Non rimpiango particolarmente il mio insufficiente salario, ma la mancanza di una qualsiasi entrata potrebbe uccidere chiunque. E così mi trovo in balia delle richieste del mondo, il quale troverà un altro modo per uccidermi se sarà necessario.

I ponti con le mie famiglie sono solidi e funzionanti, in tutto il mondo, finiti i miei esercizi di connessione mi chiedo quali possano essere le mie tristezze se le impressioni che raccolgo hanno il rapporto con la realtà che paiono avere.

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