LUNEDÌ, 02 OTTOBRE 2006

The silver light, the silence, the fragments of antecedent worlds. the utter irrelevance of the whole blessed thing put me in a bittersweet mood. For a moment I feel that I must stay here forever, that I must say goodbye to my previous life, and to work and commerce, and time itself.

My need is simple: a log cabin on the edge of a lake. Pine and fir trees down to the water’s edge. A wooden jetty with an old canoe tied up to it. And nothing to do but sit and look after the lake, bring up as many leafs as I need to start a fire, cook my rice, look after the lake some more. Maybe even eat some lobster sometime. I need a salt lake, in the north country.
2 ottobre 2004

La responsabilita’ chiara profonda e consapevole che intendo prendermi e’ fondata sulla offesa che so di portare. Non avrei modo di sfuggire e non tentero’ di farlo. I momenti che sono svivolati nella nube del non conosciuto hanno un sapore che non lascia confusione, ma la consapevolezza di aver ferito, quella brucia. Qui entra in gioco la necessita’: di fare il prossimo passo, dolorosissimo alla luce dell’offesa recata, la riconoscenza: per la memoria che non svanisce, la speranza: per una nuova opportunita’, il perdono: che intendo chiedere, ed ottenere, e prima di ogni altra cosa, dare.

The Great Divide in the creative process involves us dying to what went before.

Then, immediately on the other side of the middle of the middle, and before the beginning of the end, we wait for the creative future to inform us. Here, part of what is required is the practising of patience, where we are sustained by our faith in the creative process.

Una speranza che deriva dalla consapevolezza, dalla capacita’ pura e semplice di sopportare il dolore, dalla non lieve fatica di tenere il giudizio sospeso, appunto, grazie alla fede nel processo, che nella sua filante dinamica promette e mantiene. Una speranza che sopravvive alla impossibilita’ di sentire e non solo intuire, tutto l’amore che mi viene destinato.

2 ottobre 2003

Corro a Trieste di mattina presto, per una visita alla SIAE in compagnia di Catia, la nostra specialista che si lascia andare ad alcune considerazioni sulla gestione del QG che dovremo riprendere e considerare in modo appropriato. Totalmente irrilevanti le informazioni ricevute dai funzionari, passiamo a Tele4 che ci aspetta in auditorium, una grave mancanza di attrezzatura sul tetto deve essere risolta in fretta per l’istallazione del trasmettitore, e ce lo dicono ora. Il regista si limita a suggerire un modo sbrigativo per sistemare le lampade, il fornitore delle lampade non le ha portate ma ci spiega che pur essendo leggere e facili da gestire, producono un fastidioso rumore che potrebbere comprometterne l’usabilità. Cosa resta da pensare quando nessuno fa la sua parte? Zita era presente e si è resa disponibile per la visita a Giovanni sabato mattina.

La sera da Edi Kante, su un altro pianeta, lontanissimo dalle logiche cittadine ed immersi in una aria antica, nel buio della notte così come dovrebbe essere. Vent’anni fa non avrei detto che il carso sarebbe stato abbandonato così, e invece pare che nessuno, a parte quelli nati qui, siano affatto interessati.

2 ottobre 2002

“It has been said that the act of exploration is not so much of seeking new landscapes but of fashioning new eyes”.

Brian Green; “The Elegant Universe” (dust jacket)

Scopro con una certa sorpresa che il lavoro a Trieste ha modificato molto il mio ambiente qui, l’accumulo di cose mie personali, infatti, si è molto ridotto anche qui. Questo ha probabilmente a vedere con i miei nuovi desideri oltre che con le mie nuove necessità e sembra la cosa meno evitabile da molto tempo a questa parte.

Strumenti nuovi quindi, per misurare il nuovo mondo di cui scopro sempre meglio di essere sempre stato parte.

Le mie giornate qui, comunque, sono molto più dedicate al sostegno ed alla compagnia di Greta che a qualunque altra cosa io possa aver desiderato in passato. Questo giornale vuole essere parte del sostegno e della compagnia che io intendo restituirle.

Una visita ad Adriano, che sembra piuttosto normale per il tono ed il contenuto, ma non riesco a togliermi dalla bocca un certo disgusto che naturalmente comunico. Mi piacerebbe avere una visione più chiara ma per ora non credo sia ragionevole aspettarmi di poter essere più chiaro nella mia espressione.