MERCOLEDÌ, 27 SETTEMBRE 2006

Mi riferisco all’editoriale di Sergio Baraldi di domenica scorsa sul Piccolo di Trieste, cui risponde con tono appropriato, oggi, Gianni Cuperlo sullo stesso giornale: Il primato della tecnica sulla politica, intesa come sistema simbolico, etico, emozionale e metaforico, si fonda sull’assenza di una connotazione psichica la quale sola rende possibile una connessione con la società.

Nessuno qui vuole discutere Il primato della occupazione nel nord del paese nel XXI secolo. Troppe sono le ovvie richieste di “benessere” che preludono alla priorità della massima occupazione, della tutela dei diritti sindacali, del mantenimento di uno status sociale cui siamo profondamente usi.

Il pericolo è che tutto questo si riduca ad un primato del profitto che altra natura, evidentemente, possiede. Se si valuta, come fa Baraldi, il percorso della politica verso una partecipazione che significa inclusione, non possiamo che prendere atto del vuoto strumentale che abbiamo davanti agli occhi.

In opposizione a valori ed identità si pone il rispetto per una imprenditoria che di etico o metaforico possiede molto poco: la disposizione industriale, nella quale il profitto ha finito per essere l’unico fattore di merito, ha il fiato molto corto quando dimentica di considerare i doveri, e non solo i diritti, sociali che ha.

Perciò una visione non comunicata, e nemmeno comunicabile forse, al centro della quale non c’è la speranza ma il marketing, si trova In opposizione alla coesione della comunità. D’altra parte la fiducia che la credibilità dei governanti genera, porta un senso di salvezza e di disvelamento di cui nessuna società può fare a meno.

In opposizione alla costruzione di talento, capacità, merito che la scuola ed in generale il sistema educativo devono occuparsi di seguire, il naturale non meno che culturale sviluppo del moderno cittadino viene altrimenti sacrificato ad un know-how che, irrisorio perfino in termini di qualificazione produttiva, è ben lontano dall’essere il senso della vita.

Se è vero quindi che un relativo benessere è imprescindibile per la speculazione ideologica è altrettanto vero che questo benessere è solo un mezzo, non può essere il fine della politica o, per quanto ne so, della vita umana.

Voglio vedere come ne usciamo

27 settembre 2004

Molto meglio che torni a Trieste in cerca del silenzio che mi e’ necessario per affrontare una qualunque vita comune. Peraltro, in quella che capisco essere la vita comune, il silenzio sembra essere quasi insopportabile.

27 settembre 2003

La mattina di sabato si esce insieme, soli io e Greta, mentre il bambino rimane a casa a dormire con la mamma. Nessun giorno come il sabato ci da una sensazione così netta della nostra inefficenza, e forse nemmeno della nostra inefficacia. Siamo una combinazione letale di approssimazione e disordine a volte, specie per noi stessi. L’immensa mole di lavoro che questi bambini richiedono, a nostro modo di vedere, impedisce qualunque cura per la casa, per il futuro, perfino per i nostri amici. Sono un po’ stanco oggi, risultato di un disordine nel sonno.

27 settembre 2002

Intense, intense giornate di illuminazione, benedizione, ripulitura del posto in cui molta della nostra vita familiare è passata. Molte delle difficoltà, lacerazioni, sfinimenti dei nostri ultimi dieci anni sono dovute alla poca cura dedicata a questo posto: ora di riparare e l’azione presente riparerà il passato oltre a preparare il futuro.
Incontro con Gianni Pizzati stamattina e la sensazione di lacerato fastidio non muta, c’è qualcosa di profondamente corrotto nella presenza di quest’uomo, di angelico e corrotto nello stesso momento, perché questo tipo d’uomo continua a cercarmi?