LUNEDÌ, 25 SETTEMBRE 2006

E’ abbastanza buffo, stando a guardare dalla provincia (estrema nel mio caso) italiana, quanto la produzione nazionale sia nuovamente destinata ad imperare nel lusso. Dal punto di vista dei politici può essere perfino imbarazzante, e credo possa giustificare questo strabordare del pensiero finto liberale ed ultra capitalistico degli ultimi anni. La nuova ritrovata occupazione cui tutto il paese mira ed alcune zone hanno di nuovo realizzato in pieno, deve tenacemente restare connessa con questo importante settore di mercato.

Anche quando lo stile aziendale è quantomeno discutibile, non c’è dubbio che tutti si debba molto a questa continuamente rinnovata esplosione del modello di design che le aziente italiane sole sembrano possedere. A parte le colossali affermazioni di MV Agusta e Ducati, che si muovono serenamente all’altezza di Ferrari, a parte le consolidatissime sartorie, ci sono produttori relativamente piccoli che stanno determinando la qualificazione italiana al top. Sono sotto i miei occhi i risultati formidabili di Arrigo (e del molto meno lucido Giuseppe) Cipriani a SoHo (ed al pier 17), ma noto la presenza sempre meno laterale di Illy, di Nonino, e anche di Elsa Felluga anche fuori dei confini, peraltro poco stretti, di Manhattan. Perfino l’apparente svantaggio della scarsa comprensione della lingua sembra essere, in queste geniali persone, un vantaggio.

E’ ovvio che dal punto di vista finanziario l’evento possa anche sembrare marginale, Steve Jobs e Richard Branson non potrebbero mai essere italiani, ma quello che è evidente ed importante è che, lontano dalla produzione più rigorosamente di massa, quella davvero insidiata dalle nuove tigri orientali, la naturale simpatia, e non l’immenso istrionismo, sono il carattere nazionale vincente per definizione. In un sistema di comunicazione non troppo sofisticato questa è una qualità rara, la mia esperienza positiva a proposito mi impressiona molto.

25 settembre 2004

Il clima e’ quasi insopportabile oggi, una pesante nebbia avvolge tutto questo tetro paese. Se la mia vita qui e’ cosi’ consapevolmente cessata, perche’ i miei bambini sono ancora qui? E’ davvero cosi’ ridotto il mio potere

25 settembre 2003

Turno di mattina al GQ, ad ascoltare alcune perplessità di Gabriele sui concetti guida generali del programma: se sono un dipendente perché non vengo pagato? Se non sono un dipendente perché prendo queste indicazioni come un peso? Sono un “collaboratore”, gli americani chiamano i dipendenti così.

25 settembre 2002

Versatility is the aim of the anyone who aspires to craft and/or professional acceptance. The “ultimate aim of any artist”: perhaps to be true?

La cosa che più mi stupisce, quando mi viene richiesta, è la più comune per chi me la richiede. Come ha potuto crearsi questa enorme distanza in percezione ed espressione tra me e le persone da cui ho preso denaro? C’è sempre stata? Magari, non potrebbe essere diversamente.

Ciò a cui io aspiro profondamente è l’adattabilità. Quando questa è stata messa alla prova la mia stessa mente non se n’è nemmeno accorta, sospesa in una specie di mondo ulteriore, e la situazione, non fosse stata drammatica, era davvero buffa. Quel che mi ha colpito non è stata la mia stupidità ma la mia inconsapevolezza, non l’assurdità delle richieste, ma la loro banalità.