watercourse_sunrise

MERCOLEDÌ, 20 SETTEMBRE 2006

Scarico la posta, 47 messaggi, ci metterò tutto il giorno, ad andare e venire. Le fatture sono di lato alla tastiera, così mi risparmio le note che mi ricordano di pagarle, il collegamento con la banca è bloccato per manutenzione, ho tempo per curare un po’ le piante, salgo al piano di sopra.

Sul tavolo vicino all’ingresso ci sono le chiavi del garage che cerco da due giorni, sono allarmato, ho bisogno di bere, scendo verso la cucina dove sul tavolo ci sono le note per le fatture che non ricordo di avere scritto, insieme alla nota di ricognizione della cantina, ma il frigo è vuoto, solo acqua minerale, una marca che io non bevo.

Probabilmente la cosa migliore è un caffè ma non mi piace bere il caffè da solo, invece lo preparo e lo bevo in cucina, in piedi. Sul ripiano del caffè c’è il giornale con i programmi della televisione, un importante documentario sulle origini del Blues Inglese comincia fra pochi minuti.

A lato del televisore c’è il disco del documentario sui Funk Brothers della Motown che ho preso da Amazon, ora mi ricordo che ho anche il disco del Blues Inglese, che fa parte della serie di Scorsese che ho dimenticato, ora di cena ormai, devo avere comprato del riso basmati che sono curioso di sapere come si mescola con il nuovo seitan, più tardi devo cucinare ma non so se ci sarà qualcuno in casa.

Sono sfinito, almeno credo, ho visto due messaggi, non ho bagnato i fiori, non ho cenato perchè faccio fatica a superare il caffè, ho visto dieci minuti del documentario Sky ma non riesco a trovare la scatola dei film di Scorsese, non ho pagato nessuna fattura e non trovo le chiavi del garage, non ho portato il vino in frigo, c’è un paio di scarpe sul pavimento di ogni stanza, sono stanco, sono le 23.15, cosa diavolo avrò fatto tutto il giorno?

20 settembre 2004

Ritorno piuttosto dolente, mentre penso a come sara’ presentato il nostro progetto oggi, senza di noi credo sia piuttosto incomprensibile e soprattutto credo ci si possa speculare se nessuno sostiene le nostre ragioni.

D’altra parte le nostre potrebbero non essere affatto le migliori ragioni e il nostro futuro potrebbe essere migliore di quello che noi stessi prospettiamo. La mia ferma intenzione di tenere il frigo vuoto per resistere alla tentazione e’ dolorosa ma funziona. Una notte in cui mi sveglio troppo spesso.

20 settembre 2003

So, to ask “How are things?” is likely to invite an answer which few would want to take on board. “Oh, thanks – things are corrupt, avaricious, lying is common currency, but deceit by stealth is of greater concern. How are you?”.

Incontro ufficialmente la banda flessibile e poco spettacolare stamattina, senza Zita che non riesce a raggiungerci. Il suono del materiale suonato è molto migliore di quello detto e questo, vista l’aspirazione dei soggetti, è il massimo che posso sperare.

Decine di anni fa avrei voluto investigare a fondo, capire motivazioni e, appunto, aspirazioni. Oggi mi limito ad ascoltare il suono, senza troppi dettagli e senza dare nè chiedere alcuna spiegazione. Fra qualche decina di anni mi limiterò ad ascoltare l’attacco del batterista sull’hihat.

Intanto Gabriele era con noi e ne sono molto grato. Non ricordo una tale comunità di intenti in un simile contesto. Long live.

Il pomeriggio a Spinea e lascio andare, a malincuore, Toni da sola verso Bolzano. La mia mancanza di potere mi avrebbe terrorizzato qualche decina di anni fa.

20 settembre 2002

There is truly no shame in being a dope

RF: Until we know that we are a dope.

Before, we were dopey. Then, we had an excuse. Now, we know that we’re dopey & the situation is radically different. Before, the basement was dark. Then, a light went on. Our perception of the known universe changed at that point. Some are happy to forget; some can never go back to what they knew before.

If we’re happy being dopey, we’ll also be equally unhappy (this is inevitable). But accepting our dopiness, denying the light that went on in our world, doesn’t honour our humanity.

Gravitare intorno al QG mi rende in qualche modo partecipe alla vita di questa città e mi comporto come se fosse sempre una novità. Novità infatti da Gianni Pizzati, che vedrò la settimana prossima per parlare delle leggi che in futuro regolamenteranno le attività terapeutiche non ufficiali (per ora).

La mia storia con Gianni è una di accorta osservazione uno dell’altro, sembriamo piuttosto connessi ma pure una certa diffidenza, abbastanza naturale, ci separa: ci siamo incontrati attraverso Toni e ci siamo frequentati un po’ prima e durante il lavoro con Luxa, sempre in relazione alla grande elezione di maggio 2001. Lui è decisamente stato sconfitto, io espulso.

Una curiosa, intensa, promettente serata di partecipazione pubblica al non-concerto di PC in auditorium: la performance è stata greve, a causa dell’equivoca banda locale, di imbarazzo e costipazione sessuale.

Non ho provato nessun dolore a causa di Gabriele, che ha suonato dignitosamente, ma una profonda tristezza per Philip che merita un mondo migliore, anche tenuto conto della sua età, e che invece ha suonato completamente sotto tono, soffocato da un mediocre duo piano-sax. Uno sfortunato esordio, anche perché l’aria condizionata è stata condizionata troppo.