VENERDÌ, 15 SETTEMBRE 2006

Ho una grande ammirazione per gli imprenditori. Essi sono piuttosto indefinibili nella realtà, forse ci dovremmo limitare alla definizione del codice civile. Imprenditore per me è colui che ha una visione d’insieme molto chiara dell’impresa da compiere, è sinceramente appassionato a compierla, nel senso che non compierla lo farebbe stare molto male, ed ha la capacità e la competenza necessarie per mettere in atto questa visione, che è un insieme di mezzi a disposizione, di uomini di fiducia a cui affidare vere deleghe, di “senso del mercato”, cioè dell’esistenza di un vero bisogno, non necessariamente di una “domanda” attuale, cioè della capacità di prevedere il futuro.

Ora, tutte queste capacità non sono le capacità dell’amministratore del condominio, non sono le capacità del cronista sociologico, nè sono le capacità del promoter sportivo. Queste sono le capacità, le doti, le competenze dell’artista di mestiere. L’intero insieme di struttura descritto, una volta, si insegnava nelle accademie di belle arti, nelle facoltà d’ Architettura, nelle aule dei conservatori.

Esiste una dimensione in cui la competizione è la misura gerarchizzante, lo sport anglosassone è definito dalla partecipazione, appassionata ed in buona fede, ad una gara competitiva. Non ho nessuna obiezione, molte persone hanno bisogno della nozione del proprio valore, ed alcune se la procurano così.

Ho qualche obiezione sulla nozione di “valore” individuale, soprattutto sulle conseguenze che questo “valore” ha nella società, ma sono irrisorie, come tutte le mie obiezioni, del resto.

Competizione, forse, ha la stessa radice semantica di competenza, nel senso di prova comune, condivisa appunto, in una comunità, sono cioè concetti relativi al sistema di valori interno ad una comunità. Io sono comunicato, per esempio, con Gesù Cristo, quindi con Mosè, Agostino D’Ippona, con Paolo di Tarso, infine con Giacomo Leopardi, Marsilio Ficino, Pier Paolo Pasolini.

Questo non fa di me una persona qualificata, ma certo definisce le mie aspirazioni, non mi rende adatto, ma chiarisce quello che credo. Ecco, I cavalieri che compiono l’impresa intendono definire quello che credono davanti al mondo, atto che curiosamente coincide con la definizione a me nota di: Professione.

15 settembre 2004

You don’t like me. Fine. Move on. I don’t like you. Who cares? Let’s both move on.

Are you passionate about what you are doing? If not, move on.

15 settembre 2003

You don’t like me. Fine. Move on. I don’t like you. Who cares? Let’s both move on.

Are you passionate about what you are doing? If not, move on.

Any form of creative living bears with it as much unhappiness as happiness. This is the Law of the Stick: it has two ends. So, hold both unhappiness and happiness. They are both irrelevant, other than the degree to which they may support our aim. Holding the contradiction, the “friction” generates “heat”. This “heat” fires up the creative life. This is joyful, and painful.

You want a happy life? Fine.

You want a creative life? Move on.

Risveglio critico nella tana degli orsi, dopo una notte di profondi colpi di tosse, siamo vicini all’invivibilita’ nella nostra piccola stanza. A prestar fede totale alla percezione di Stefania la situazione della mamma e’ grave. A mio modo di vedere le cose sono piu’ complesse di cosi ma probabilmente tutto si riduce alla mia nuova incapacita’ di prestar fede, cosi’ alle promesse come alle conseguenze.

15 settembre 2002

Domenica senza gita a Valdobbiadene come avevo sperato, arriva Rocco in visita.

Therefore, be at peace with God, whatever you conceive Him to be. And whatever your labours and aspirations, in the noisy confusion of life, keep peace with your soul. With all its sham, drudgery and broken dreams, it is still a beautiful world. Be cheerful. Strive to be happy.