GIOVEDÌ, 07 SETTEMBRE 2006

It is not necessary to feel fearless;

it is not necessary to be fearless;

It is necessary to act as if one is fearless.

RF

Benevolence is constantly available.

But, we are not constantly available to Benevolence.

To be available to Benevolence, we have to do a little to move towards it.

But, rather than do the little we have to do, we do lot that we don’t have to do.

Rather than do the little that is possible for us, we seek Big Things beyond our reach.

This is the tragedy of the human condition.

RF

7 settembre 2004

Ciclicamente emerge un lavoro che e’ buono e interessante per me. Vorrei essere capace di accettare ogni lavoro che pur rientrando nella categoria detta non e’ facilmente riconoscibile come tale da parte mia, inqualificabile ottuso.

7 settembre 2003

Uno splendido risveglio in una giornata splendente in cui l’estate torrida che abbiamo attraversato sembra definitivamente finita. La mattina scorre piacevolmente anche dopo un risveglio insolitamente tardo. L’idea che non possediamo nulla sembra trovare, in questa casa, una specie di dimostrazione matematica. Non c’è posto per i miei libri, per i miei dischi, nemmeno per le ultime riviste che ho comprato, non ci sono le mie chitarre, i miei computers, non ci sono nemmeno i miei cuscini ed i miei asciugamani. Per quanto tempo sarò capace di vivere così?

Un affettuosissimo Rocco appare nel primo pomeriggio, interrompendo la nostra abitudine al sonnellino pomeridiano. Il bisogno che ho della sua intelligenza progredisce ogni anno, e non è piacevole il pensiero che si stia dedicando a sistemi mentali di valore inferiore a quello che meriterebbe. Abbiamo probabilmente intorno, però, l’esatto livello di società che ci meritiamo, in quanto l’unico che siamo realmente capaci di percepire, l’unico che cerchiamo in effetti, e quindi l’unico che possiamo trovare. La serata si conclude con una pizza, e senza alcuna noia. Che il cielo ce la mandi buona.

7 settembre 2002

The presence of absence is an entry into loss.

Il rischio che si corre in una posizione come questa è soprattutto quello di perdere la dimensione di sé stessi ai propri occhi. Cosa rimane di quella che chiamiamo la nostra “identità”? e la nostra “comunità” come ci tratta quando tale percepita identità si scioglie?

La nostra permanenza nel mondo delusionale ha avuto un picco improvviso nella visita di oggi. La mia relazione con l’architettura contemporanea è sempre stata controversa, fin dalla fine della scuola, ma non c’è una relazione che io posso riconoscere con l’enorme spiegamento di forze tecnologiche che abbiamo potuto osservare oggi.

Osservare il lavoro di Jean Nouvel, o di Zaha Hadid, e anche quello di Massimiliano Fuksas e molti altri non riesce a mettermi nemmeno un po’ di nuovo entusiasmo. Non ho visto nemmeno un po’ di quello che ancora mi interessa nella costruzione poetica e metafisica del mondo degli umani. Che credo invece sia la sostanza che cercavo. Piccole illusioni, piccole delusioni. Alla fine della giornata siamo più stanchi di Greta.