LUNEDÌ, 28 AGOSTO 2006

Il mio ottimismo subisce duri colpi in questi mesi: dopo che il caldo di mezza estate mi ha quasi ucciso, è vero basta poco, mi accorgo che di fronte alla volontà ferma e determinata degli Israeliani, e forse anche degli Iraniani, di dare corda agli attaccabrighe Statunitensi, in cerca di un importante conflitto locale dal quale evidentemente pensano di uscire avvantaggiati, nessuno perde tempo nemmeno a protestare. Le note giornalistiche come al solito sono rilevanti: Il luglio più caldo a memoria d’uomo, come l’anno scorso, e l’anno prima.

Che significhi qualcosa più che un accidente naturale? Cosa deve accadere perchè ci venga il sospetto che lo spreco di energia sia poco provvidenziale?

E se la strategia crolla?

Ciò che viene a mancare, alla strategia di un attore che non conosce bene il proprio mestiere, è la memoria, che lo inganna. Non che Improvvisare sia vietato, anzi, la presenza dell’attore è indicata soprattutto dalla sua capacità di improvvisare, ma l’improvvisazione è il respiro del sentimento, del principio, del modo testuale.

Occorre conoscere una storia, che abbia un contenuto che dice, che ci porti da un luogo ad un altro, e occorre saper volare attraverso lo spazio, di modo che chi ci vede possa decidere di seguire il nostro volo.
Se la memoria manca, e non sappiamo più che cosa stiamo facendo, d’altra parte, possono succedere cose meravigliose.