MARTEDÌ, 01 AGOSTO 2006

Si tratta quindi di controllo di qualità. Il punto è avere la giusta qualità di confidenza, quella che deriva dall’essere stato esposto a persone che la sanno riconoscere, e che possono quindi trasmetterti il senso che questa qualità deve avere.

Certo, data una quantità illimitata di tempo e di denaro, chiunque può uscirne ma di questo invece si tratta: di cogliere l’essenza istantanea, nel vino come nel suono, perchè dopo venti minuti questa si perde e non è affatto probabile che si ripresenti presto, non a budget ragionevole comunque.

Senza questa capacità di sentire la presenza della qualità nel momento la vita si riduce a un vuoto succedersi di speranze e paure.

Ho sempre amato queste giornate in cui sul filo dell’orizzonte c’è aria di pioggia. Il delta del fiume diventa ancora più silenzioso del solito, la polvere cessa di volare, gli uccelli, anche quando non sono rari, tacciono, volando bassi. Oggi ho guardato la mia vecchia macchina, ho realizzato che il tempo, e l’uso, hanno lasciato segni che mi somigliano, che corrispondono alle mie vecchie abitudini. La maniglia del finestrino, così spesso adoperata, ha una indecisione, come un ritardo nella azione prevista, e avrebbe bisogno di un lubrificante, se sapessi come raggiungere il meccanismo. Il volante è curiosamente consumato dall’appoggio delle mani sulla raggiera, rivestita da una pelle nera che ha cessato di essere lucida. Il pomello del cambio ha perduto i definiti contorni del marchio, come se dubitasse della propria identità. Il contachilometri che ha già compiuto un giro completo, come aldilà dei proprii limiti, è sorpreso di sé stesso in una insperata rinascita. Ma non riesco più a trovare la mia stazione radio favorita: al tasto numero uno, in ordine di selezione, non corrisponde affatto e riesco solo a sentire il suono distante dell’elettricità statica che ha una curiosa corrispondenza al vago sentimento di fondo che provo, come di gocce di pioggia sul viso.

LUNEDÌ, 01 AGOSTO 2005

Los justos
Un hombre que cultiva un jardín, como quería Voltaire.
El que agradece que en la tierra haya música.
El que descubre con placer una etimología.
Dos empleados que en un café del Sur juegan un silencioso ajedrez.
El ceramista que premedita un color y una forma.
Un tipógrafo que compone bien esta página, que tal vez no le agrada
Una mujer y un hombre que leen los tercetos finales de cierto canto.
El que acaricia a un animal dormido.
El que justifica o quiere justificar un mal que le han hecho.
El que agradece que en la tierra haya Stevenson.
El que prefiere que los otros tengan razón.
Esas personas, que se ignoran, están salvando el mundo.
Jorge Luis Borges

una vita più larga

1 agosto 2005

Se la simulazione di una maggiore intelligenza fosse una strategia vincente, oggi le aziende per cui ho lavorato sarebbero la mia casa, anzichè essere svanite senza motivi particolari, dimenticabili e dimenticate.

Se possiamo definire l’intelligenza come la capacità di adattarsi ad un progressivo ed incrementale svolgimento, che per essere reale del resto deve contenere una continua generazione di energia, allora la mia intelligenza personale, se mai ci fosse stata, sarebbe davvero in pericolo di estinzione.

Posso effettivamente, non senza un certo dolore, riconoscere l’esistenza, la messa in atto, di una certa qualità di energia nei processi che si svolgono nelle mie immediate vicinanze, se devo essere onesto.

Ma la mia personale capacità di cogliere le opportunità, se mai ci fosse stata, sembra svanire senza sosta.

Il punto maggiormente doloroso, quello che mi tiene sveglio questa notte, sembra appartenere a qualcun altro, tanto sono capace di estraniarmi e trovare scuse. E invece la responsabilità maggiore, ora mi appare evidente, è senza dubbio mia. Prima di passare alla lamentazione, la cui tentazione si fa così facilmente irresistibile, vorrei completare questa definizione di assenza:

I. L’incapacità di riconoscere nelle personalità la componente maggiormente connessa con la propria autentica essenza, che sarebbe importante per comunicare e che scarto, con evidente dolo, come costruzione artificiale insieme a tutto il resto.

II. L’incapacità di riconoscere l’atto che solo io posso compiere nel momento, essendo io l’unico presente alla formulazione della domanda, restando comunque fedele al proposito “senza omissione né commissione”.

III. L’incapacità di ascolto, e di trasmissione di quella che è la mia autentica percezione degli atti, pur nella più pura fedeltà all’impegno di rispondere soltanto alle domande espresse più volte di seguito, con determinazione e senso della “necessità”.

Ora, detto questo ed essendomi assunte tutte le responsabilità che posso, ho una domanda: Constatata l’irrisorietà delle azioni “creative” che hanno come unico fine la promozione di sé stesse, constatata la scarsa efficacia delle stesse perfino in questa minima aspirazione, constatato l’inevitabile dissoluzione di ogni progetto che non contenga una autentica, precisa e definitiva buona fede, qualcuno là fuori è capace di proseguire da solo il perseguimento dei propri obbiettivi senza essere, proprio per questo, confuso?