A relentless experience of days flying by, as if they were birds

27 luglio 2004

Risveglio in un momento di puro terrore, mentre la bora e la pioggia sbattono tutte le finestre e sono chiuso nella mia stanza. A causa della conformazione della mia casa, un appartamento al quinto piano in cui abito da dicembre, per entrare in quello che al momento e’ il mio studio, o nella cucina che per ora e’ un ripostiglio, o nel bagno devo uscire sul pianerottolo ed aprire la porta a chiave. Chiudere le finestre in fretta quindi, non e’ affatto un’azione banale e alle tre di notte sono addormentato anch’io. Ma il terrore consiste nel vedere chiaramente quanto io mi trovi sottosopra rispetto alla realta’ comunemente percepita e che le mie azioni di conseguenza appaiono, negative, perverse. Ed il vero terrore sta nel fatto che io sono qui da solo a tentare di venire a capo di una situazione che riguarda tutti e che contemporaneamente tutti negano, ancora per un po’ probabilmente.

Ma la mancata presenza di segnali augurali mi offre un grande vantaggio, posso davvero, molto meglio di altri, dimenticare chi sono e smettere di poggiare sulle mie abitudini consolidate, non posso invece usare brillantemente le mie solite scuse: questo produce uno stato di vera allerta, di autentica attenzione continua, che pure sfiancante, mi porta in luoghi dai quali la veduta e’ nuova, contemporanea, utile.

27 luglio 2003

When something real, authentic, genuine takes place, it takes place for a while. A specific aim is served. Then, the spirit moves on to another external situation, where another action is initiated.

Nei momenti in cui non sta accadendo nulla, non abbiamo nulla da fare. Possiamo solo preparare, con modi equilibrati e continui, gli strumenti del fare. Ma non è l’inverno la stagione della preparazione, della equa tensione verso il nuovo lavoro, bensì l’estate, la stagione in cui il sole ci sostiene per grande parte del giorno, rendendo la nostra vita più facile ed efficace, proprio quando ne abbiamo più bisogno. Non è l’inverno quello che stiamo attraversando, non è questa la stagione della pacata riflessione e del gesto economico, che porta lontano la nostra personale civilizzazione, la stagione che abbiamo davanti è quella dell’affinamento degli attrezzi.

27 luglio 2002

A parte il discontinuo, inafferrabile, impreciso ruolo che ho nella costruzione di questa casa della musica, è piuttosto piacevole avventurarsi nei suoi locali oramai sempre più privi di aria e di luce, potrebbero essere prese decisioni, in questi giorni in questo spazio, che potrebbero determinare molto del mio tempo nei prossimi dieci anni. O forse potrei ancora, di nuovo, perdere molto tempo a seguire il flusso mentale di Gabriele, di Fulvio Zafred che teme io insidi la sua posizione, di Catia Nota che teme io venga a costare il denaro che Angelo ha appena lasciato, di tutte le persone che di nuovo pensano di avere qualcosa da guadagnare e di meritarlo più di me. Sotto la pioggia a parlare con il mio amico Gabriele quindi, mentre la città ci scorre davanti, pigra e disoccupata.