La bellezza delle donne, la loro debolezza
e quelle mani pallide.

Paul Verlaine


23 luglio 2004

Una leggera trattativa per decidere chi dei due debba intraprendere il viaggio del fine settimana, dato che l’attrattiva che la campagna veneta esercita su di me e’ pressocche’ nulla. Trattativa che volge a vedere me che mi preparo alla partenza, in una attesa un po’ sofferta che Toni completi il suo unico giorno di presenza in ufficio questa settimana. Toni rimane il mio riferimento per tutto quanto riguarda la relazione possibile oggi tra una persona comunemente ragionevole ed il mondo antico. Nessuna indicazione inversa mi viene da lei infatti, ma la consolazione e’ poca, come potrebbe essere consolante il disagio altrui? Partenza quindi, insieme ad Antonella da Genova, sconosciuta ed illuminante persona, di nuovo verso la casa di Valeria, stavolta raggiunta molto piu’ rapidamente uscendo a TV nord. Un rientro, come sempre scendendo da Treviso, piu’ gradevole del solito, cioe’ ad uscire direttamente dalla tangenziale, piu’ tardo e piu’ fresco. Vorrei investigare qualche volta quale sia il percorso corretto da fare per risparmiarmi quel poco di disagio che contribuirebbe ad allungare la mia troppo breve vita.

23 luglio 2003

Visita al QG, spero che si ripeta ogni giorno questa settimana di lavoro che mi aspetta, ogni volta che una prospettiva di lavoro si manifesta mi volto e guardo al QG, con cui devo misurarmi e dal quale posso farmi misurare.

E ritorno a casa, con un certo mal di piedi a causa dei sandali troppo duri, a mangiare con la mamma e con Toni e con Rocco. A badare all’organizzazione ufficiale, alla manutenzione dell’archivio, grazie a Dio sempre più soft e meno ingombrante. Ma lo spazio diminuisce ugualmente.

23 luglio 2002

Una lungo dialogo al telefono con Gabriele e quello che sento è già stato sentito, non molto tempo fa, parlando con Angelo. È notevole la scoperta che sono io ad attribuire cose molto vagamente dette ad una realtà, che sono io stesso a buttare il mio tempo in costruzioni fantastiche delle quali, peraltro, so dare una descrizione molto convincente, alla fine il mio ozioso, accidioso, meno che virtuoso appartenere ad un mondo qualsiasi non può che uscirne stordito.

Secondo Mitchell Waldrop il filosofo dell’economia e della genetica Brian Arthur compilò questa scheda il 5 novembre 1979:

Vecchia economia Nuova economia

Rendimenti decrescenti Tiene conto in gran parte dei rendimenti crescenti

Si fonda sulla fisica dell’ottocento (equilibrio, stabilità, dinamica, deterministica) Si fonda sulla Biologia (struttura, configurazione, autorganizzazione, ciclo vitale)

Gli individui sono identici Si concentra sulla vita individuale: i singoli sono separati e diversi.

Se non ci fossero influenze esterne e tutti avessero uguali capacità, raggiungeremmo il Nirvana Influenze esterne e differenze diventano la forza motrice. Non esiste il Nirvana. Il sistema si sviluppa costantemente

I suoi elementi sono quantità e prezzi I suoi elementi sono configurazioni e possibilità

Non esiste nessuna vera dinamica, nel senso che tutto è in equilibrio L’economia è sempre sul filo del tempo. Corre in avanti, e c’è un continuo formarsi, dissolversi e mutare di strutture

Vede l’argomento come strutturalmente semplice Vede l’argomento come intrinsicamente complesso

L’economia come forma Soft della fisica L’economia come scienza altamente complessa

Continua…

Il concetto di mondo economico come fluido, sempre mutevole, e vivo, è un’idea fondamentale anche per il mio modo di pensiero, e quel che mi viene in mente come massima fonte di terrore è l’impressionante numero di idee ottocentesche che possono restare nascoste nelle innaturali pieghe del nostro sistema mentale. Come l’evoluzionismo sociale darwiniano, usato per giustificare l’ingiustizia sociale o anche certe spaventosamente cristallizzate idee “moderne”, così ben descritte da Sheryl Turkle da qualche parte nel mio archivio.