lunedì, 17 luglio 2006

Abbiamo una visione fondamentalmente errata dei nostri contemporanei: non riusciamo a vedere chiaramente in quale tempo vivano. è abbastanza chiaro se uno vive nel 1973, quando non c’era nessuna crisi energetica. possiamo osservare le coppie che si sposano come se fossimo nel 1962. Quelli che fanno bilanci come se fossimo nel 1934. Quelli che votano come nel 1954, contando sul voto per procurarsi un lavoro. Più difficile seguire quelli che vivono da tempo nel 2038, che si occupano tutto il giorno di cose di cui non sappiamo nulla.

Partendo dal tuo presupposto, il tempo non è mai quello segnato sul calendario, quindi non avrebbe nemmeno senso cercarne la corrispondenza. (Mi fai venire in mente che, forse, non è la data l’aspetto più significativo del nostro esistere. Ma potrei sbagliarmi, non ci ho riflettuto abbastanza). (grazie Yzma)

Non cerco affatto corrispondenze, ciascuno vive dove può e quando può, dovrebbe essere solo un po’ più lucido ed esimersi dall’affermare che è il suo il tempo “giusto”. Insomma mi pare che si sottovaluti nientemeno che il potere degli umani, i quali con le loro percezioni alterate riescono a combinare autentici sconquassi.

La cosa più buffa è che, non essendone consapevoli, si lamentano delle lacerazioni del proprio continuum come se i responsabili fossero altri. Il che ci porta ad affrontare l’abrogazione della responsabilità, la caratteristica fondamentale della nostra epoca, ma questo è un altro discorso.

17 luglio 2004

Stefania decide di venire a Trieste, cosa per la quale davvero non ho obiezioni ma che rende il mio venerdi’ standard estremamente anapologetico. La mia amministrazione del tempo, del denaro e del sesso non mostra segni visibili di miglioramento, ed in questo risiede la massima fonte della mia evanescente vita di relazione: nella sensazione di essere impotente, irrilevante, inutile. Temo che su questo non ci piova, se non ci fossero i bambini non saprei piu’ dove guardare. La sera, mentre scendono dal treno sembrano tutti provenire da un mondo sano, normale, pieno di disperazione e di speranze, di dolore e piacere, di incertezze e di fermezza, un mondo possibile.

17 luglio 2003

Mahler is presently relating how it is possible to live in a fallen world, providing one’s focus of attention remains on what is real, what is true, what is eternal.

Quello che intendo comunicare, in qualunque programma di esposizione pubblica che mi riguardi, è la possibilità, reale ed immaginaria in senso poetico, di vivere e fare parte di un “mondo” comune. Al quale possiamo, forse, per un momento, fare capo. Intendo parlare di quello spazio, in cui siamo presenti per poco allo stesso livello comune, in cui le nostre attenzioni, ed aspirazioni, sono rivolte allo stesso scopo, mentre navighiamo sulla stessa barca insomma, perché questo percorso potrebbe essere vagamente consolante, forse rassicurante, ma certamente è un percorso che vogliamo condividere con altri. Qualunque sia il senso che intendiamo rimanga da compiere, il semplice fatto che ci siano altri con cui condividere la gioia, e la pena, ci rende tutto sopportabile al meno e piacevole normalmente. Per un viaggio che siamo, credo in molti a dover compiere.

17 luglio 2002

L’essenziale, per procedere verso l’evoluzione, è misurarsi con chi ci circonda. Non soltanto per avere uno specchio, o un martello a volte, ma per usare i suoi occhi, per una angolazione di veduta più precisa, o meno appassionata. Direi che è quasi perfettamente impossibile chiarire i meccanismi che ci portano ad immaginare la realtà così come saremmo disposti a giurare essa sia. Ma sono potenti, grandi, definitivi, e pericolosi. Restiamo perfino invischiati in un sogno che nemmeno desideriamo, prigionieri di quello che abbiamo costruito in un momento, di eccessiva tristezza o dolore magari. O anche di allucinata felicità.

Una bella mattinata insieme a mio fratello, l’uomo che intende quello che voglio dire. Dobbiamo badare a non scivolare troppo sulle nostre inclinazioni compulsive, non dobbiamo bere troppo vino, ed essere totalmente sinceri ma poi, ed è una sensazione di roccia, non c’è nessuno al mondo più vicino a me. E devo essere davvero un uomo buono: Se la misura della nostra vita, come credo, sarà data dall’impegno con cui siamo stati amati, io sarò in una buona posizione.