mercoledì, 12 luglio 2006

Da una risposta ad una (vera) amica: Che l’onestà intellettuale consista di affrontare gli amici ad armi pari è una idea che mi apre nuove prospettive. Credo di venir preso spesso per un uomo più intelligente di quello che sono (e più abile, e più emotivamente robusto) e così ci si dimentica di dire la cosa essenziale, proprio perchè, sbagliando, si presume sia una banalità di cui non ho bisogno. Forse questa non è una disposizione amichevole.

Non so cosa sia la Verità, nè amo parlare di Giustizia come se fosse la mia materia, ma se gli amici mi affrontassero ad armi pari riuscirebbero ad essere quello che intendono: veri amici.

Ammetto che succede poco, e tentero di identificare le mie responsabilità, ma siccome succede, so bene di che cosa stiamo parlando. Quello che è più difficile da definire, per me, è il valore Reale che questo abbia. L’amicizia mi sembra poco, una disposizione amichevole è proprio il minimo nelle relazioni umane, ma quando riconosco una (un) vera amica le cose cambiano anche per me. Perchè un vero amico è un fratello, e se non esiste l’amore amichevole, esiste l’amore fraterno. A me è rimasto solo il tempo per occuparmi d’amore (e di lavoro).

Io non credo che in una relazione Umana siano necessari ordine e ragione, io credo che ci si debba dare soprattutto una educazione reciproca, la quale consiste di un’azione consapevole per portare alla luce il patrimonio intrinseco altrui, consiste di aiutare l’altro ad esporsi per il meglio. In una relazione Umana c’è bisogno di informazione reciproca, della sostanza capace di penetrare nell’altro, di rassicurarlo sull’identità comune, per poter far sentire materialmente il nostro impegno e la nostra dedizione.

C’è bisogno infine di istruzione, del codice progettuale per organizzare un linguaggio comune, un vocabolario principale di modelli utili per la connessione continua, per la costruzione di un mondo a parte, di cui facciamo parte insieme.

Questi sono gli elementi per la visione di un patrimonio comune, di un repertorio di gesti rituali che alimenti la nostra memoria, per non dimenticare che siamo Uno solo, condizione necessaria per una Morale Etica che ci permetta di restare insieme. Per molte vite possibili.

Ci manca l’insieme dei riti che ci ricordano chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. Per non dimenticare che insieme siamo un Corpo Umano che anche gli Angeli desiderano, che l’esistenza Umana soltanto è degna di essere vissuta, e che una vita ordinaria, priva di Amore e di Impegno a cambiare, cioè tornare a permetterci di essere quello che siamo, non è una vita Umana.

La mia relazione personale con i miei amici, si svolge, a volte, ad armi impari. Sono esposto ad aspettative e pregiudizi come chiunque altro, ed è sufficiente che l’impegno venga meno solo poco perchè i contorni che mi definiscono siano molto confusi.

Intorno a me, specialmente interessate a me, vivono essenze ostili e pericolose che offendono e umiliano i miei vicini, ma queste essenze non sono mie, la mia responsabilità consiste nel contenere gli effetti sgradevoli che queste generano, ma non sono Io.

La cura e l’attenzione con cui vengo trattato sono un conforto per me soprattutto in questo senso. E mi suggeriscono continuamente quello che salva la MIA vita: che la luce che viene dagli occhi di un Essere Umano è sufficiente per illuminare tutto il mondo.

12 luglio 2004

Una strana ma totale immobilita’, a caratterizzare il centro stamattina, in una giornata che continua ad essere fresca e piena d’aria che arriva dal nuovo mondo, lasciando tutti quelli che credono ancora che il vecchio mondo esista intirizzitie confusi. Un eccitante senso di liberta’ dal conosciuto, ed una sottile estasi estiva si impossessano dei miei pensieri, che gioiosamente fluiscono. Un giorno dovro’ assestare questa iperattivita’ cerebrale che distingue il carattere di questo mostro che abito. Un fluire continuo di immagini che riguardano le persone che non riescono piu’ a comunicare con me, le poche che ancora tentano. E’ evidente che siamo uniti da legami ininterrotti, quindi perche’ la comunicazione e’ nulla? Materia di investigazione anche per l’estate, ma non posso fare da solo visto che non incontro nessuno per caso. Enrica Cappuccio, cosi’ come Gabriella Zamperlo potrebbero essere fluide quanto ostili, e facilitare quanto negare i miei contatti ultrapersonali con i loro capi.

12 luglio 2003

Indecisione sulla partenza, quando è evidente per tutti che dovrei starmene in città. Gabriele è occupato con la sua buffa orchestra comunque, ed alcuni dei miei dischi non rispondono alla chiamata: gli anni sessanta sono davvero molto interessanti per la storia della canzone pop, questo formato che sembra destinato a riempire la mia vita per sempre. Fa davvero, definitivamente molto caldo.

12 luglio 2002

I frutti dell’immaginazione, in certi giorni, sono maturi e semplicemente possono essere colti. L’albero di cedro, fuori dalla mia finestra, produce frutti di particolare consistenza e profumo: so anche che non sono così valutati sul mercato solo perché non c’è ancora una tradizione che riguardi la corretta preparazione ed uso. La buccia, luminosa e fragrante, è affatto coperta da uno spesso mallo che deve essere tolto con una certa difficoltà. Occorre una certa perizia, una pratica che deve essere affinata lentamente, con pazienza, spesso per ottenere un buon risultato nella preparazione sono necessarie componenti essenziali che non sono sempre disponibili. Non mi viene in mente un frutto così poco conosciuto ed utilizzato: è probabile però che questa sia la storia di molte altre varietà che siamo abituati a considerare solite solo a cause dell’abitudine. È, in realtà, un processo attraversato altre volte e la progressiva familiarità non può che modificare l’intera percezione che abbiamo. È necessario scambiare opinioni e disposizioni, tentare preparazioni e modi di presentazione, costruire una tradizione insomma, fatta d’uso e d’esperienza, oltre che di intelligenza.

Una strana aria, stasera a Mestre, dopo un anno dalle mie vacanze pagate da Luxa la città non mi pare più la stessa, non è affatto la stessa, niente è lo stesso. Incontrare Adriano e Chiara, Marco e Giorgia contiene in sé una impressionante irrilevanza: il loro disinteresse per noi è miserabile, falso, mortificante: molto offensivo. Per quanto riguarda me personalissimamente ho chiesto più volte in che cosa sia consistito il mio errore e non posso pensarci ancora per molto. Per quanto riguarda Stefania mi pare invece che si tratta proprio di una misera storia di cui non vorrei sentir parlare mai più.