martedì, 04 luglio 2006

Yzma: “Non scrivere che la pubblicità è qualcosa di trasparente, anche se è immediata. La pubblicità è subdola, e io, se intraprendo un dialogo anche molto dialettico, esigo che alla base ci sia onestà intellettuale, altrimenti non mi intriga e non mi interessa.”

L’equivoco è una struttura interessante, che pone la giusta enfasi sull’ambiguità dei termini che usiamo come se fossero d’acciaio, come se ci fosse un accordo sui significati, cosa che semplicemente non è. Per me trasparente non ha un significato granchè attraente, spesso intendo dire inconsistente, fatuo, impercettibile.

D’altra parte non mi viene in mente un fenomeno umano che sia trasparente, se non si intende ridurre tutto all’apparenza, alla messa in scena futile e superflua, appunto, della pubblicità. Ho già chiarito, nei giorni passati, che la pubblicità era un aspetto speciale dell’informazione, organizzata per rendere noto, al massimo per promuovere ad una dimensione superiore a quella reale, un manufatto.

Quella che vediamo oggi in televisione, sui manifesti, sui giornaletti ed in qualunque altro spazio agibile è propaganda, la glorificazione dell’inutile e spesso dannoso prodotto di scarto residuo di una nozione della “produzione” che ha perso il suo senso di utilità da trent’anni almeno. Ma niente paura, stiamo compiendo il primo passo essenziale per una dialettica utile: ci mettiamo d’accordo sui termini.

Ho bisogno, per esempio, di un urgente chiarimento su cosa sia l’onestà intellettuale. In una lingua qualunque dell’Unione Europea.

L’interpretazione provvisoria fornita dal mio vicino: Una conclusione totalmente slegata dalle premesse è sintomo di una scarsa O.I.

Altra interpretazione fornita dal tecnico Sky: Se uno è un intellettuale, dovrebbe almeno essere onesto.

Yzma mi suggerisce: per prima cosa facciamo una serie di scongiuri

Scongiurare una morte prematura è comprensibile, per alcuni di noi è meglio vivere a lungo, ma esattamente che cosa si vuole scongiurare? Da giovani la morte sembra, appunto, roba da vecchi, eccetto che i nostri amici, compagni, colleghi, amanti muoiono, per le cause più diverse. Si affronta la morte prematura con una sorta di sotterraneo, discreto, pudico scongiuro. Ho superato questo pensiero da molto tempo e la morte per me non significa più quasi nulla, nel senso di preparazione ad essa, che è un importante compito che ho già svolto. Sono molto più interessato a prepararmi a nascere.

E ancora, sempre Yzma: purchè la comunicazione non smetta di essere scambio, diventando solo un intreccio di segnali oscuri.
C’è infatti il rischio che i due soggetti della comunicazione si perdano a farsi scudo delle parole per fuggire, aggredirsi o rifiutarsi di capire….

La comunicazione è difficile in perfetta buona fede, con la presenza certificata di pietà e compassione, perfino di amore maritale e filiale, lo so. La comunicazione quotidiana con sconosciuti è ciò di cui mi sono occupato per quarant’anni, conosco alcuni risvolti delicati e controversi.

Che ci sia spesso solo un intreccio di segnali oscuri però, non mi spaventa affatto. Kafka e Borges hanno mandato poco altro, la storia per me è solo una parata di sfingi e di grifoni, piena di sfaccettature per me quasi del tutto incomprensibili, questo non mi turba, nè tantomeno mi terrorizza. La comunicazione trasparente, “solare” come si dice, è materia della pubblicità e di venditori che contengono molto poca buona fede.

Ma voglio tentare di capire la mia amica che ha dimostrato tutta la benevolenza necessaria:

Credo che un intreccio di segnali oscuri possa dar luogo ad uno scambio intrigante a dire poco, nel tempo, con impegno. Oppure vuoi dire che quello che non ci è familiare è pericoloso?

Credo che le schermaglie dialettiche siano quanto di più amoroso, erotico ed umano si possa immaginare. Mi rendo conto che questo non vale per tutti. Ma la comunicazione pacifica è davvero roba da parrocchia pseudocattolica degenerata e bigotta. C’è un equivoco piuttosto grosso su quella che è la giusta deontologia diplomatica.

Un bacio a Yzma, che come al solito mi suggerisce i punti inutilmente oscuri del mio annotare, che sono troppi anche per me. Sono un uomo molto smemorato.

4 luglio 2004

Il mio Dio interno, quella cellula del sole che ha determinato l’esistenza di ogni singola componente del mio essere e che da tempo indefinito la abita, ha un nuovo mezzo per parlarmi in modo comprensibile per la mia sorda personalita’: La voce di Greta. La quieta disperazione che il suo silenzio provoca nella mia coscienza non conosce parole sufficienti a parlarne, ne’ puo’ essere comunicato il profondo vuoto che si forma tra me e qualunque altra forma di vita senziente. Ma ora, in un impeto di consapevolezza che modifichera’ ogni mio futuro conosciuto, so che Greta parla da un luogo che e’ precedente alla nozione di se’ stessa che ancora non ha formato. A monte della sua personalita’, dei suoi desideri, della sua stessa identita’. So che Greta puo’ dire direttamente, senza alcuna considerazione personale, senza nemmeno una complicazione diplomatica quello che io non so di me stesso, quello che da solo non posso vedere. Ringrazio il cielo, in mezzo a questo insopportabile caldo, come non ho fatto abbastanza prima di ora.

4 luglio 2003

Giornata di ulteriore nervosismo, dopo una cena gradevole ma male organizzata, (da me) ieri sera. Stefania è davvero scomodissima, fra le difficoltà del caldo, dei bambini e del suo intestino, non necessariamente in questo ordine. Esco per le commissioni e la ritrovo in lacrime. Quante responsabilità per un uomo così inadeguato.

Il resto della giornata ce ne stiamo chiusi in casa, cerco di liberarla dal carico dei bambini e di lasciarla in pace. Vuole decisamente andarsene a casa, ma mamma telefona per il pranzo di domani. Ancora qualche giorno e lunedì a Treviso per un colloquio (di Stefania). La serata, piuttosto esausta anche per Toni, me ne sto da solo nella mia stanza a scrivere quello che ricordo di questa settimana.

4 luglio 2002

In città, un po’ come un clandestino, in visita illegale sotto falso nome. Che cosa sciocca essere guardato con curiosità nella città più curiosa del mondo. Ci sono grandi possibilità quando nessuno può dire di conoscerti: ci sono anche grandi impossibilità, ma io ho lavorato a lungo per non essere riconoscibile. Rimane la mia faccia, che sembra molti conoscano.