lunedì, 26 giugno 2006

L’eccesso di autoanalisi non puo’ non generare autoindulgenza, quando cio’ di cui avremmo piu’ bisogno in effetti e’ autoeducazione, una per nulla speciale capacita’ di tirar fuori il meglio da noi stessi.

In questo pesa forse la latente presenza dei nostri genitori, che ci hanno, comprensibilmente, educato alla convenzione sociale ma non all’uso pratico dei nostri mezzi intrinseci (p.es. le capacita’ manuali verso le quali siamo piu’ o meno inclinati, le sensibilita’ che piu’ o meno abbiamo sviluppate, cosi’ via).

Questo perche’ sono i nostri genitori, e non certo il partigianissimo sistema scolastico statale, gli unici capaci di trasmetterci conoscenza per esempio, attraverso l’uso di una pratica esperienza cosi’ come intelligenza. E’, in effetti, per esempio che possiamo osservare e imitare, memorizzando quello che ci occorre per sopravvivere ed arricchire le nostre vite.

Cosi’ un qualunque sistema scolastico, per esempio, ci puo’ solo mostrare un sistema di sopravvivenza ed arricchimento adatto alla comunita’ nella quale si svolge.

Qualcuno ha approvato il sistema sociale elementare basato sulla cattedra ed i sussidi didattici del dopoguerra,per esempio? Chi conosce i principi guida Hegeliani e statalisti della riforma Gentile e li ha approvati? Chi ha condiviso e approvato le mutazioni genetiche del sistema scolastico durante e dopo il 1968?

Chi ha ratificato le istanze studentesche, che qui non giudico, degli anni settanta e ottanta? Forse sappiamo leggere ma sappiamo sopravvivere senza assicurazioni e garanzie? Possiamo professare cio’ che sappiamo senza dipendere da chi non conosciamo affatto?

Quante mostruosita’ si sono realizzate per la difesa di un sistema falsamente democratico, che ci ha resi dipendenti da una struttura gerarchica priva di autorevolezza, ma ricca di fragilita’?