lunedì, 19 giugno 2006

Due questioni mi tengono sveglio (due minuti a settimana):

1.La differenza fra età anagrafica ed età reale: Sono impressionato da quanto chiara sia, per quasi tutti, la percezione per la propria età desiderata, e quanto poco essa corrisponda alla propria età reale, che comunque per niente corrisponde alla propria età anagrafica.

Niente di male, credo che uno HA l’età che si sente, per quanto chiunque altro può attribuirgli l’età che vuole senza offendere. Il tempo non è una realtà in sè. E i sistemi di misurazione valgono uno quanto l’altro. Per me stesso ogni anno ne passano due, mentre in passato ne passavano tre. So dove mettere la linea.

Mio nonno è morto a ottantasei anni, mio padre l’anno dopo, mio fratello ha adesso l’età anagrafica di mio padre quando è morto ma mio padre era molto più vecchio di lui. Anch’io sono ridicolmente più vecchio di mio fratello e morirò prima di lui. Ammesso che qualcuno di noi sia ancora vivo.

2.L’incapacità di parlare una lingua comune che contenga più di trecento parole: Amo immensamente la forma del paradosso, credo profondamente che l’unica alternativa all’assurdo sia il mistero, l’incomunicabile. Intorno a me invece si coltiva il malinteso, e si ottiene una buon raccolto di equivoci, adorabili strutture linguistiche surreali ed ambigue. Curioso come una forma adatta a rappresentare la realtà venga considerata un prodotto spurio.

Io personalmente intendo coltivare per sempre una forma ambigua di conciliazione per impedire la dualità, il sine qua non, la realtà tagliata con l’accetta. Accetto qualunque suggerimento utile per sospendere il giudizio ed accettare il dolore che ne consegue, spero di continuare ad avere una compagnia umana che mi permetta di evitare di dover essere perentorio.

Delle trecento persone che ho incontrato, voglio dire a cui ho stretto la mano, negli ultimi cinque anni, due terzi stavano cercando di farsi dare un lavoro, due terzi non hanno più il lavoro che credevano di meritare, due terzi non mi salutano quando mi incontrano.

Un terzo di queste persone riesce a coniugare una certa efficenza con un certo divertimento, un terzo guadagna la metà di quanto guadagnava quando le ho incontrate, un terzo non riesce più a trovare le chiavi di casa. Un decimo di queste persone ha completato un lavoro nel periodo passato dal nostro incontro, un decimo ha guadagnato abbastanza da ritirarsi prima che Bush sia rieletto, un decimo è morto. Ammesso che qualcuno, quando mi ha incontrato, fosse ancora vivo.

adesso vado a dormire.