mercoledì, 07 giugno 2006

Gran parte della nostra esistenza si svolge al di fuori di una qualunque ragionevolezza, e noi ci comportiamo come se l’aspettativa di ragionevolezza (altrui) fosse lecita. Quello che non è riconducibile ad una dimensione ragionevole, cioè molto in una esistenza umana, lo liquidiamo con la definizione di follia. Questo non depone a favore di un momento vissuto in modo pieno, ricco, intero.

Costretti ad una esistenza ordinata secondo schemi via via illuministi o romantici non riusciamo che a intravedere la nostra immagine nello specchio, senza mai azzardarci a lasciar spaziare lo sguardo sulla festa colossale che è stata data per noi. Sprechiamo il nostro tempo a guadagnare il denaro per procurarci la paccottiglia sul “mercato” e trascuriamo le evoluzioni luminose del mondo reale. Come se la ragionevolezza fosse un qualunque valore.

7 giugno 2004

La conoscenza di cio’ che assoluto e di cio’ che e’ relativo, di che e’ reale e di cio’ che e’ irreale, di cio’ che e’ duraturo e di cio’ che non ha alcuna importanza, oltre ad essere la spaccatura nella personalita’ o la scissione dello spirito, e’ anche il solco che ci divide dall’”altro”, cio’ che maggiormente ci distingue, ci separa, ci divide uno dall’altro.

Riflettere oggi, dal mio isolamento, su quelle che sono state le straordinarie opportunita’ che ho avuto e che ho colto o meno durante questa esistenza nel tempo, incarnata in modi diversi e “pensata” in modi altrettanto varii, porta facilmente a considerare una serie di successi, che possono venir intesi come “negativi”, nel senso che mi hanno liberato da pesi che “possedevo” e che non possiedo piu’.

Questi pesi sono condizioni materiali, fisiche, concrete, ma anche emotive, psichiche, linguistiche. Direi che soprattutto ho smesso di “fare” molte cose. Ora, con tutta la semplicita’ di cui sono capace mi raccomanderei, e lo farei con chiunque altro, pure, soprattutto di dismettere, dilapidare, dissolvere.

E pure mi sentirei di parlare di una Sprezzatura, che considero la grande connotazione del Cristo, per ogni cosa che rappresenti il “mondo”. Solo allora, immerso nel leggerissimo stato essenziale che il mio vero essere rifiuta di incarnare, potrei parlare: e direi che parlare meno, pensare meno, dormire meno e anche mangiare meno sono le mie prossime conquiste.

7 giugno 2003

Una buona, precisa e puntuale chiacchierata con Enrico Fragiacomo, per cominciare la giornata, e finalmente un pò di pesce al riparo dal sole, per renderla fragrante e deliziosa.

7 giugno 2002

Siamo un po’ persi e un po’ distratti in questo strano approssimarsi dell’estate, carico di nuvole nere e di splendenti luci che tagliano la nostra visione consueta e la riducono. Un posto pieno di sorprese.

E la mia sorpresa maggiore deriva dal fatto che riesco a stare sereno in un mondo in cui non ho un posto chiaro, in cui le mie funzioni sono scontate da qualcuno e completamente sfuggenti per me stesso. Non riesco naturalmente a fare a meno di considerare quanto questo possa essere vero per chiunque, e so anche di sbagliare a farlo, ma non è una vera consolazione.

Se io mi sveglio ogni giorno o quasi, in un mondo differente, come potrebbe essere diverso per chiunque abbia soltanto cessato di impegnare tutte le sue risorse nella ricostruzione mattutina del mondo lasciato prima del sonno?

Queste meditazioni così profonde e superficiali insieme, portano lontano la visione e sarebbe bene se io potessi renderla più comprensibile e utile per le persone che ho vicino. Credo davvero che il moto verso la realizzazione di questo è continuo.