venerdì, 19 maggio 2006

To walk in a winter morning in a wood where these birds abounded, their native woods, and hear the wild cockerels crow on the trees, clear and shrill for miles over the resounding earth, drowning the feebler notes of other birds — think of it! It would put nations on the alert. Who would not be early to rise, and rise earlier and earlier every successive day of his life, till he became unspeakably healthy, wealthy, and wise? This foreign bird’s note is celebrated by the poets of all countries along with the notes of their native songsters. All climates agree with brave Chanticleer. He is more indigenous even than the natives.

A young forest growing up under your meadows, and wild sumachs and blackberry vines breaking through into your cellar; sturdy pitch pines rubbing and creaking against the shingles for want of room, their roots reaching quite under the house. Instead of a scuttle or a blind blown off in the gale—a pine tree snapped off or torn up by the roots behind your house for fuel. Instead of no path to the front-yard gate in the Great Snow — no gate — no front-yard — and no path to the civilized world.

Walden
by Henry David Thoreau – 1854

Una meditazione forse banale per chi riceve un sacco di commenti alle proprie affermazioni, ma non è il mio caso e la premessa è che i commenti sulle mie azioni non mi arrivano mai, ammesso che si facciano:

Un concetto importante, le menti migliori, che ingiustamente do per scontato ed invece va molto chiaramente illustrato. Un’altro concetto importante, dove si applichi l’esperienza (e l’intelligenza) esercitata. Il rischio di vivere la propria esistenza lontano dal mondo c’è, ed è un rischio interessante.

Un altro concetto importante, riguardo ai commenti sugli appunti, è che sono inaspettatamente preziosi se vengono da una mente allenata a trattenere un pattern, da una esperienza derivata con impegno, da una intelligenza allerta e con le finestre aperte, e per i quali sono grato.

giovedì, 19 maggio 2005

Lentamente ma certamente le nubi si eclissano, come a colmare il bisogno d’acqua che la terra, ed io stesso, avevamo. Non ho paura, e forse dovrei, ma sento la presenza di una gioia profonda, poco distante.

19 maggio 2004

Continua la serie progressiva di sedute regolate dal sogno appena finito. E nuovi scenari, piuttosto inaspettati, davanti ai miei occhi: se solo le persone sapessero di chi esse stesse sono il veicolo, le comunicazioni su questo pianeta avrebbero un diverso tono. Ma sono davvero stupito in effetti, la previsione del tempo di cui sono capace migliora indefinitamente appena smetto di curarmene eccessivamente.

Sono molto poche le situazioni imprevidibili e tutto sommato non si tratta mai di uno svolgimento lineare nel cosiddetto tempo, ma piuttosto di una esistenza simultanea di differenti percezioni della realta’, tra le quali sciegliamo, consapevoli o meno. La mia memoria mi sembra poi la vera questione, perche’ queste sono distinzioni che ho completato almeno quindici anni fa, forse, probabilmente, posso accettarle solo ora.

Gli incontri casuali con Maria Desanta, siamo vicini di casa dopotutto, hanno il potere di illuminare la mia stessa visione del mio lavoro, come una breccia nella memoria, o piuttosto come una vera Grazia. Quella ragazza contiene qualcosa di inespresso che in un’altra dimensione ci porterebbe ben lontani da dove siamo: ho bisogno di domande piu’ chiare, solo rispondendo alle domande posso dire quello che voglio sapere.

19 maggio 2003

Un curioso, forse sottovalutato discorso con Toni, durante il viaggio di sabato, riaffiora alla mia coscienza: le parole usate sono acredine (da me) e rancido (sostiene Toni sostenga Giuliana). E pure la mia inclinazione a parlare male delle persone. Ed e’ un intero argomentare che in realta’ mi annoia molto. La speranza rimane la solita, che sia gelosia e non invidia.

19 maggio 2002

Una insolita domenica con un gruppo di semi estranei in comitiva. È molto divertente portarsi appresso la sensazione di lavoro proficuo, in cui siamo affondati ieri, e sovrapporla ad una gita domenicale che tenta di essere rilassata e meno diretta.

L’idea di Toni è, forse, che dobbiamo incontrare gente nuova, io non riesco ad immaginare qualcosa di cui sono più sazio, ancora. Ma la giornata comincia serenamente, vista la stanchezza fisica del giorno prima, e il posto ed il gruppo sembrano valere la pena.

La visita ad una enorme caverna (a Pianina) percorsa dalla confluenza di due (!) fiumi sotterranei (credo davvero un caso unico in Europa) è resa troppo difficile, se non impraticabile, dall’eccessivo numero di persone. A mezzogiorno, nella migliore tradizione, ci sediamo al ristorante. Da quando ci è capitato di sedere insieme, al tavolo di un ristorante, con Marko, il significato dell’azione è cambiato ai miei occhi.

Per molti anni questo piccolo rito, così implicitamente rilevante nella mia storia ed in quella della mia antica famiglia, è stato profondamente privato, intimo, intenso, quasi sofferto nella felicità che mi dava. Adesso capisco meglio come possa essere anche meno intimo, meno intenso e soprattutto meno privato, senza cessare di essere un momento a parte nella vita di un pover’uomo.

Dopo molte ore, e molti chilometri, la gita continua verso un altro eccezionale luogo: una autentica costruzione sacra plasmata interamente dalle forze naturali, il tipico sprofondamento carsico di un fiume nelle viscere della terra ha prodotto (a Rakek) un ambiente di straordinaria bellezza e potenza. E la giornata è finita splendidamente, nella dolce pioggia primaverile, con sincere e cordiali strette di mano, date a persone sconosciute con le quali sono stato felice di dividere la mia giornata.

Nella vita di questo sciocco ragazzino arrogante c’è speranza.