mercoledì, 17 maggio 2006

La musica leggera è il dominio in cui le menti migliori si esercitano, cosa dobbiamo imparare da questo?

I’ve been waiting all evening
Possibly years, I don’t know.
Counting the passing hours
Everything merges with the night.

Brian Eno

martedì, 17 maggio 2005

Un risveglio inquietante, oggi, con il fermo sentimento della percezione altrui. Se non ci fosse un rischio maniacale mi affiderei molto più decisamente alle prime impressioni, rimane però molto determinata solo la sensazione che sono immerso nella follia, mia e altrui. Saluto il sole e compilo un preambolo alla giornata.

17 maggio 2004

Una giornata in cui la mia mancanza di scopo al centro si fa evidente, e tento, sfortunatamente da solo, di capirne le cause, oltre che gli effetti.

E’ abbastanza ovvio che l’impostazione iniziale e’ stata delle piu’ viziate, e di questo non credo di volermi occupare ancora, ma ci sono elementi, anche diversi tra loro in termini di origine, dei quali non sono in nessun modo responsabile. Sto bene attento a non raccogliere responsabilita’ che non sono mie soprattutto perche’ questo renderebbe molto difficile occuparmi di quelle che invece mi competono.

Questa confusione rende la mia vita qui piuttosto difficile, ed e’ questa la peculiarita’ di qualunque luogo io ed Angelo dividiamo. Il contesto che si va formando intorno al progetto di documentazione scientifica ha registrato la sua prima giornata debole oggi ed anche questo interessante evento implica delle responsabilita’ precise.

Molto chiarificatore il senso della progressiva debolezza di Enrico, che da bravo ragazzo qual’e’ e’ esposto indefinitamente meno di me alle forze del maligno. Considero Enrico, forse a torto, un indicatore oggettivo della incuria e vanita’ in cui questo mondo cosi’ poco familiare per me, sta precipitando.

La sua precisione, efficacia ed infine forza, sono molto ridotte rispetto alla prima volta che l’ho incontrato, anche se non so affatto determinare le cause, e questa percezione ha valore quasi oggettivo per me. Il resto della serata lo passo pero’ ad esaminare, con la cura che posso usare senza altri riferimenti, le mie (ampissime) lacune personali (ed egotistiche.)

17 maggio 2003

Un ottimo risveglio ed un breve esercizio, dopo una notte nero profondo. Di solito la montagna mi fa questo effetto ma non mi lascia altrettanto ben sveglio la mattina dopo.

Il programma prevede la visita allo schloss Juval, a casa di Reinhold Messner, e dopo il percorso inverso da S.Martino in val Passiria verso Maja Alta, nella quale Toni si riunisce al gruppo, riparto per la val Venosta, attraverso il centro di Merano e su fino alla val Senales. Il castello sta su un pauroso picco sulla valle coperta di meli che in fiore o in frutto devono essere ancora piu’ impressionanti.

La visita promette subito piuttosto bene ed una intensa sensazione di gioia mi riempie lungo l’ultima rampa da fare a piedi. Il posto e’ probabilmente il luogo Tibetano piu’ bello fuori da Tibet, ma forse compreso il Tibet stesso. Ho la sensazione, completamente definitiva, di essere nel posto migliore di quanto sia possibile per me.

La cura, non maniacale ma profonda per il luogo stesso e le opere d’arte ospitate suggerisce una comprensione profonda per i luoghi visitati ed abitati a lungo dal padrone di casa. Un esempio unico di ospitalita’ e contegno riempiono le stanze abitate e che e’ possibile visitare. La mia domanda e’: perche’ un luogo riesce a compiere cio’ che altrimenti dentro a me rimane irrisolto?

Puo’ la raccolta della migliore energia umana essere conservata e distribuita a chi, come me, non chiede niente di piu’? La lenta discesa che segue, verso i masi di sotto, in cui mi fermo a mangiare e’ davvero estatica. La gioia di essere qui e’un dono diretto del cielo per un suo figlio indegno.

Mi chiedo quanto e’importante che io mi trovi ad essere qui completamente solo? Dove sono le mie splendenti mogli ed i miei meravigliosi figli? Quello che e’ certo e’ che e’ in un posto cosi’ che voglio allevare i miei figli. Guardare mia moglie dormire. Ed è qui che vorrei morire.

Lentamente, dopo mangiato, una deliziosa insalata e le obbligatorie selezioni di carni locali, crude e leggere, scendo a valle e con la macchina rientro a Merano dove il corso si svolge.

La sera, dopo una sosta a Roncegno per salutare Saul Goodman, ed i suoi allievi colleghi di Toni, e dopo una ottima cena preparata da Enrico Padovani molto, molto lentamente verso casa, a Trieste.

17 maggio 2002

Credo che oggi si sia toccato il punto di massima distanza fra la mia vita interiore ed il mio lavoro nel mondo, la mia capacità di guadagnarmi da vivere. È abbastanza evidente che molti dei progetti su cui ho posato la vista negli ultimi anni non hanno più nessuna esistenza, ed è altrettanto chiaro che non mi sarà più possibile simulare una normale disposizione al lavoro mondano.

Non mi pare di poter spingere oltre la mia incapacità di svolgere una qualsiasi attività al posto di chi si limita a pagarmi. Non che io creda di poter vivere senza padroni ma spero semplicemente di potermeli scegliere un po’ meglio. Spero di essere già in grado di poter lavorare con altri ed essere utile, ma non credo di essere molto disposto a lavorare per altri per molto tempo.

Insomma, per quel che riguarda la comune disponibilità alle norme convenzionali, sono più nei guai di quanto fossi stato fino ad ora, rimane una visione chiara delle mie nuove responsabilità e capacità e non sono preoccupato né intimorito. La sensazione principale, e anche la più stabile da un po’, rimane che qualcosa di davvero necessario e sufficiente si sta preparando per me, ed è quasi pronta.

La sera, prima di andare a letto, non mi dimentico di quanto forte sia stata questa sensazione l’anno passato, e quanto misera si sia svelata la piccola, triste comunità che mi sono trovato intorno. Ma dormo molto meglio e mangio molto più con gusto di quanto riuscissi a fare un anno fa. Credo anche di non aver dimenticato in quale spazio sono stato e nemmeno la natura dei miei errori.