lunedì, 08 maggio 2006

Una luccicante primavera si apre intorno a me, come se non ci fosse bisogno d’altro. La scoperta che avremo presto compagnia non riesce a turbarmi più di tanto, per ora conto molto sul fatto che questa vita contiene essenze inenarrabili.

8 maggio 2004

Insolito, e molto luminoso questo mio breve viaggio in vaporetto per raggiungere, dopo quasi un anno, l’isola di San Erasmo in mezzo alla laguna nord, seduto di fianco a Marko Pogacnik ed un numeroso gruppo di principianti nuovi di zecca, insieme alle loro solite trite convinzioni fondate su mezze informazioni ed una irresistibile voglia di affermare la propria diversita’ alternativa. Ma come sempre insieme a Marko, la sua capacita’ di organizzare gioiosamente la piu’ impressionante delle visioni prende il tempo e lo rende troppo breve.

La sera decido di rientrare e lasciar da soli i miei entusiasti (e piuttosto scossi) nuovi colleghi. Stefania ha scoperto nuovi modi per arrabbiarsi davanti ad una tavola ben imbandita e ad ottimo cibo cucinato con cura. Che posso farci, la nostra vita sara’ troppo breve.

8 maggio 2002

Il sole si alterna alla pioggia ed io amo profondamente questo stato di cose.

La mia sensazione di svegliarmi ogni giorno in un mondo diverso si allarga e si approfondisce di conseguenza alla inevitabile maturazione in corso. L’unico pericolo che intravedo è: non considerare proprio più il fatto che le persone che incontro vivono in un mondo molto più immaginario o molto più fissato del mio, questo significa che non le ascolto più o addirittura non le vedo più, e fin qui niente di male, ma se lo stesso vale per le persone che molti giorni fa consideravo amici?

La mia sensazione di vivere in un momento presente molto più esteso del solito, all’interno di diverse foglie simultaneamente, in quella pianta di lattuga che chiamiamo il nostro mondo, è probabilmente la più grande e la più importante opportunità che mai mi sia stata data.

Mi pare anche di misurarmi con aspetti e dimensioni molto reali, che mi corrispondono e mi riconoscono, ma il pericolo di vivere in un posto solo immaginario, se non proprio psicotico, ogni tanto me lo ricordo. Tengo le mani nella terra, oltre ai piedi, ogni volta che posso, ed è la terra stessa a suggerirmi molto del suono che sento, quindi posso lasciarmi andare un po’?

Greta è a disagio, la piccola stella è agitata ed insoddisfatta, del suo letto, della sua sedia, forse anche del latte della mamma. E poi invece diventa radiosa e felice in un momento, tutti le sorridono e lei sorride a tutti.

Chissà se c’è la possibilità di imparare qualcosa su questi bambini, e magari su questa in particolare, un po’ prima che i segni che ci dà perdano il senso. Io sono un po’ lento con lei, magari lei diventerà un po’ più veloce e tutti e due diventeremo un po’ più precisi? Mamma orsa è ancora più perplessa di me e molto più nervosa quando la piccola usa le trombe per spiegarsi, che pensare?