martedì, 02 maggio 2006

Per poter confessare, si mente
Franz Kafka

Siamo in pericolo: dobbiamo difenderci dai quarantenni, che urlano in parlamento, che considerano il reddito come indicativo di qualità personale, che hanno reso comune il tratto specifico degli squali della generazione precedente. Che affondano il paese in una degradante logica da bar, da antisalutismo come da salutismo, da chiacchiere e fandonie poggiate sulla totale mancanza di esperienza come di intelligenza. Senza che riescano mai a rinunciare ad una arroganza rampante che li rende vincenti nella distruzione. Speriamo nei vecchi, e nei ragazzini.

Siamo in pericolo: dobbiamo difenderci dai buoni farisei, che usano il volontariato per fare carriera, gli ideali per mettersi in luce. Che hanno un’ottima immagine spendibile e redditizia, e la capacità di occultare miseria e viltà. Dobbiamo difenderci dalla speculazione sulla buona condotta, che non è mai la loro, privi come sono di studio come di lavoro. Dobbiamo difenderci da chi ci augura buon lavoro, o lo dovremo fare noi al posto loro e loro si prenderanno i soldi. Speriamo nei giusti, sempre silenziosi.

2 maggio 2004

La nostra primavera continua a scorrere mentre ci scambiamo sguardi un po’ tristi e siamo incapaci di sgranchirci un po’. A volte ho la sensazione che Greta stia davvero soffrendo molto per la distanza che ci separa e per le mie continue, ed incomprensibili, partenze. In altri momenti mi pare invece che semplicemente voglia affermare la sua indipendenza, inconcepibile, da me.

Ed e’ una sofferenza autentica la nostra, anche nei giorni in cui possiamo stare insieme senza avere una casa, o una macchina abbastanza spaziosa, o un po’ di denaro per uscire da questo agglomerato suburbano che nei fine settimana svela tutta la sua miseria ed inesistenza.

2 maggio 2003

Ho improvvisamente realizzato che la settimana intera, da lunedì, è trascorsa senza che io abbia sentito Toni, Rocco, Gabriele. La vita mi scorre tra le mani. Senza dolore nè lotta. Penso spesso ad Angelo ma non lo chiamerò solo per chiedere aiuto. Le nostre vite sono totalmente separate eppure, credo, destinate ad incrociarsi.

Penso alle cose che devo dire, a lui davanti a tutti, e in fondo a me stesso. Ma proprio non so come definire questa mia incapacità a lavorare normalmente, come se ci potesse essere una iniziativa di cui non vedo né capo né coda.

Mi sembra una storia vecchissima in fondo alla quale non sono mai andato, e c’è qualcosa che dovrei sapere? Forse ho passato molto tempo ad elaborare scuse ed ho perso di vista ogni obbligo? E perché mai Angelo dovrebbe rispondere alle mie domande?

2 maggio 2002

Dobbiamo partire ma abbiamo rimandato a domani, dopo aver sentito Toni e Rocco penso che devo chiamare mamma per avvisarla che è ora di mangiare insieme a Greta. La giornata scorre mentre sono immerso in densi pensieri di opportunità, e penso soprattutto alla risposta a domande non fatte.

Quando si rimandano le partenze, e nella mia vita questa è una pratica molto comune, si aprono spazi insoliti nei quali si può facilmente passare il tempo a mettere in ordine. Credo che l’accusa che più spesso mi viene fatta è quella di parlare troppo, spesso nel senso che dico troppo, altre volte nel senso che parlo alle persone sbagliate, o con il tono sbagliato alle persone sbagliate. Ma c’è pure un altro rimprovero che incontro molto spesso: quello di non parlare abbastanza.

Certamente ambedue le cose sono molto vere, nel senso che l’opportunità della mia apertura e chiusura sono perlomeno discutibili, ma è vero anche, in fondo, che ci sono sempre un altro paio di aperture e chiusure inopportune di fronte a me. In questo senso la scrittura è così rilevante nella mia vita: una volta avrei detto, con una battuta, che ho scritto già tutto prima di dirlo, e spesso era vero. La scrittura, e la lettura, mi permettono la seconda battuta, la possibilità di rilettura e di riscrittura, altrui, che spazzano il campo dalle mancate attenzioni che riserviamo l’un l’altro.

La lezione della performance verbale pubblica, in aula così come in video ed in radio, più o meno scritta o registrata e replicabile, è stata un formidabile strumento di rilettura del mio lavoro per me stesso, e ho avuto spesso la possibilità di verificare che avevo detto, per quanto posso capire, proprio la cosa che intendevo nel momento in cui la intendevo corretta, davanti alle persone cui intendevo dirla.

Emergono così altri possibili appunti, più o meno precisi e puntuali ma nuovi. E sono qui che aspetto. Perché davvero che i rimproveri, le recriminazioni, le lezioni date dall’alto, la pubblica esposizione al ridicolo e le umiliazioni, gli oltraggi e gli insulti sono solo divertenti se misurati sull’impermeabilità e sull’indifferenza di cui sono serenamente, completamente e definitivamente capace.