lunedì, 01 maggio 2006

Paradise – Paradise Lost – Paradise Regained.

Paradise is our natural condition. This is the good news.
Our condition is unnatural. This is the bad news.

Love cannot bear that even one soul be denied its place in paradise. This is even better news.
But, we cannot bear love. This is terrible news.

Paradise is always available. This is more good news.
But, we are not always available to paradise. This is more bad news.

Firstly, we are in paradise.
Secondly, we fall from paradise.
Thirdly, we recognise that we have fallen from paradise.
Fourthly, we acknowledge our fall.
Fifthly, we address the journey that is our returning to Paradise, our becoming more fully who & what we are, which enables us to bear the world of the Real.

There is more good news: help is waiting for us. Actually, help has always been with us, but we were not able to accept Help. This is a condition of the Fall.

Paradise regained, for those prepared to persist in reclaiming what is (in a proper world) a natural state, is to know Paradise as if for the first time.

And, when we find ourselves once more in Paradise, we may find Paradise itself only a beginning.

Robert Fripp Seattle, 30 aprile 2006

Chi potrebbe mai voler sapere la verità? Chiunque vi sia stato esposto, senza un supporto autorevole, potrebbe preferire di morire. Le immagini angeliche possono non essere distinguibili, da chi non possiede una visione integrale, da quelle demoniache. Possono ugualmente togliere la ragione, quella struttura immaginale che ci fa credere di avere una identità, una dignità ed una opinione. E dalla verità non si torna indietro.

1 maggio 2004

Particolarmente spettrale, come sull’orlo di un abbandono epocale, in cui nessuna transazione avverra’ per via bottegaia, in cui nessuna spedizione familiare fisica rivolta allo shopping avra’ piu’ senso, mi muovo tra gli edifici del centro commerciale chiuso, perche’ non mi sono reso conto che oggi nessuno lavora, scambia, recita.

Sto ripensando all’ultima telefonata di Gabriele, che mi racconta dei parossismi protezionistici di questa strana mafia Illy di cui (forse) Riccardo non e’ perfettamente al corrente. E delle paranoie cariche di acredine e sentimenti di vendetta che si trascinano in mezzo al suo credere di essere composta dai “buoni” politici di sinistra.

Sono sempre un po’ avvilito da questi racconti di beghe di paese, e ho spesso poca voglia di rivedere Gabriele, che per altro, non fosse per le sue poco raccomandabili compagnie, sarebbe sempre ricordato come un buon amico.

1 maggio 2003

Il pensiero di chiedere aiuto ricorre inesorabile ma non posso liberarmi della necessità di guadagnarmi da vivere da solo. Mi sento infantile ed immaturo. Sto sperimentando il sottile dolore del non riuscire a scrivere correttamente quello che voglio dire: queste piccole pagine per konrad stanno diventando il luogo in cui emergono le sole cose che ho da dire al mondo, in un certo senso le uniche cose che mi stanno profondamente a cuore.

Perché quello che scopro in questo speciale lavoro è che effettivamente ho delle cose da dire: piccole questioni di tecnica delle comunicazioni, il motivo per cui è meglio che l’arte ci sia, in quale traiettoria c’è la maggiore efficienza. Un dolore sottile, ma lancinante.

1 maggio 2002

Una giornata totalmente sospesa, come se qualcosa di immane fosse accaduto, di cui io non so assolutamente nulla. Quello che mi domando è se ho ben chiara la natura del mio sentimento: “restare fedele a me stesso”, del suo significato e della sua portata.

Non mi pare ci siano molti dubbi sul fatto che devo, nel senso che l’ingiunzione contiene una profonda verità che in sé implica una “giustezza” difficilmente transigibile. Pare inoltre che posso, anche e soprattutto nel senso che nessuno mi chiede più niente altro, ma in fondo perché ce la faccio, da una parte a mantenere insieme perfino le mie proprietà e le mie necessità, dall’altra a mantenere decente la mia salute mentale, sull’orlo della quale mi sono sentito spesso negli ultimi mesi.

Certo è, e mi pare abbastanza evidente, che non sono solo in questa specie di oceano che dilaga sulla terra e che la rende per sempre diversa da ciò che era. Il desiderio che vedo nel cuore delle persone, per le quali naturalmente in fondo sarebbe molto meglio che tutto tornasse ad essere com’era, viene progressivamente cancellato dalla perdita, dalla mutazione, dalla transustanziazione della memoria delle cose com’erano prima.

Prima dell’11 agosto 1999, prima del marzo 2000, prima dell’11 settembre 2001, prima che potessimo renderci conto che, distratti noialtri, dei miserabili criminali malati di mente potessero prendere possesso della televisione e tentare di raccontarci che fatti assolutamente insignificanti e marginali fossero la vera determinante e discriminante del nostro futuro. E presto chi si ricorderà di quello che avviene in questi giorni?

Chi dirà fra un triennio che la vera questione dei nostri giorni è stato l’antisemitismo, o la xenofobia, o la giusta causa del licenziamento, il futuro della disoccupazione e delle pensioni, la perpetuazione dei diritti o la nuova economia globale? Non ci sarà nessuno capace di ricordare questo inizio di millennio che è in realtà successivo alla più radicale, straniante, definitiva mutazione che la autoconsapevolezza dell’umanità ha registrato dalla fine del rinascimento.