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domenica, 09 aprile 2006

La verità è che, nel mio patetico tentativo di mettere insieme il mio senso civile, lo stesso è andato in pezzi, e mi rimane un certo disgusto.

9 aprile 2004

Una splendida giornata piena di nuvole veloci che rendono il sole ancora piu’ godibile ed inatteso. Una giornata di tempo atmosferico perfettamente adatto al mio sentimento interno, che deve essere scosso e richiamato alla sua vera natura. Morte e resurrezione quindi, ancora una volta perfettamente a tempo, che mi riconnettono con l’unica esistenza del mondo che sono capace di riconoscere, per quanto pochissimo condivisa, per quanto marginale se non aliena e la quale non riesco a definire in modo affatto comunicabile.

La mattinata in ufficio scorre in un lungo momento di pacifica contemplazione, con una nuovissima lontananza dalle personali questioni irrisolte altrui, immerso in quel sentimento che non mi abbandona fino a sera, anche a centocinquanta chilometri da quella che non riesce ad essere casa, per me. I bambini e Stefania sono straordinariamente comprensivi e attenti, a questo piccolo uomo che trova in loro i motivi sufficienti per alzarsi la mattina e muoversi, addirittura per uscire dalla propria stanza. Quello che chiedo, per i prossimi vent’anni, e soltanto a me stesso, e’ di essere alla loro altezza.

9 aprile 2003

Margaret J. Wheatley’s “Leadership and the New Science”

page 83 from Chapter Five – “Change, Stability, and Renewal: The Paradoxes of Self-Organizing Systems”:
“An open system doesn’t look for information that makes it feel good, that verifies its past and validates its present. It is deliberately looking for information that might threaten its stability, knock it off balance, and open it to growth”.

Cutting back to p.79: “Disturbances could create disequilibrium, but disequilibrium could lead to growth. If the system had the capacity to react and change, then disturbance was not necessarily a fearsome opponent”.

A moody interjection: I differentiate between reaction and response. A reaction is mechanical, a response is intentional, carries presence and direction. So, disturbance would threaten a mechanically-operating system; that is, a basement operation. If the system is alive, present, and on its feet, sensing the light & warmth of the sun, a response is possible. This alive & open system, were it to have an effective discipline, would not rely only on disturbances presented by the world – these might stop for a while. So, the disciplined open system would be self-reliant in terms of “disturbances” to its mechanical operation. In Guitar Craft these are referred to as “pointed sticks”.

Back to p.79-80: “Prigogine’s work demonstrated that disequilibrium is the necessary condition for a system’s growth. He named these systems dissipative structures… They dissipate or give up their form in order to recreate themselves into new forms. Faced with increasing levels of disturbance, these systems possess the innate ability to reorganize themselves to deal with the new information… they are called self-organizing systems. They are adaptive and resilient rather than rigid and stable”.

I have read a selection of the various tomes & texts on practical, managerial & spiritual applications of complexity, chaos & quantum theories, (or at least where these are used as metaphor). I have been struck before by how well any strange trajectory is described in these terms: as a “process structure”.

But back to page 83 and a description / explanation of a less open system: “This (the strategy of the open organisation) is so different from the way information is handled in well-defended organisations. In these, only information that confirms existing plans or leadership is let in… such organizations run down, atrophy, and die”.

La mia mente è occupata dalla ricostruzione dell’inizio, il mio cuore sa bene che quello di cui ho bisogno è un nuovo inizio. Come farà il mio povero corpo ad adattarsi alle continue richieste di questi due?

9 aprile 2002

La pioggia, finalmente. Quasi dimenticata nel suo essere assente, ma così volentieri riaccolta. La mia infanzia solitaria è distinta, nella mia memoria, essenzialmente dai profumi delle stagioni, dai sapori del cibo, dal colore del mare forse. E certemente dalla pioggia sottile di primavera, mescolata al sole, che una volta distingueva il paesaggio suburbano, la campagna che era un posto sognante, non lineare, e noi eravamo i suoi sogni. Non sento molto chiaramente l’odore della pioggia ma il suo colore, il suo indeciso apparire e sparire sono quanto di più familiare. Amo davvero questa stagione, e l’avevo dimenticata.

Ho una curiosa relazione con le lettere di curriculum che sto spedendo con regolarità: è davvero molto difficile pensare a come potrei essere utile alle diverse aziende, ma la cosa più eclatante è che continuo a chiedermi a cosa potrebbero essermi utili. Io davvero non credo che rientrare in una struttura più o meno burocratica e finalizzata all’integrazione di “valori”, molto poco riconoscibili da me come tali, sia ciò che posso fare e lasciamo stare ciò che desidero.
Forse è molto più sensato che io torni a pensare a comunicare ciò che vedo. E a ricostruire i miei contatti con i mondi.