1 giugno 2005

Primo giorno di vacanza dell’anno, anche se sono totalmente dedicato ai bambini e a varie commissioni che li riguardano: il sole ed il vento fanno somigliare il mio ambiente alla terra promessa. Ho prenotato un weekend esplorativo insieme a Stefania e ai bambini. Intanto mi lascio andare a questa splendente luce e lascio andare soprattutto la pesante sensazione di isolamento dei giorni scorsi.

“Freud identified the key features of a crowd mentality: invincibility, irresponsibility, impetuosity, contagion, changeability, suggestibility, collective hallucination and intellectual inferiority. from Edward O. Wilson’s “Consilience” (p.2)

1 giugno 2004

Impressionante, ancora come prima, assistere alla fine del mese di maggio ed accettare questo sfolgorante giugno in pieno sole, in una dimensione cosi’ poco familiare da essere allarmante ma propizia e piena di opportunita’. Assisto, con una certa ombra di vergogna alla mia incapacita’ di cogliere le cose come stanno in un tempo decentemente reale.

Lentezza e amnesia sono le caratteristiche di questo mio nuovo modello di essere, perso in un mondo in costruzione e isolato in mezzo ad altri mondo meno “reali” ma niente affatto abbandonati da chi dipende in misura totale da essi.

Il mio sottile piacere di starmene in casa non e’ compatibile con le ansie di Stefania, e la gioia che i bambini condividono con me, oscillando tra i due piani, non e’ sufficiente a farci stare in pace. Ma ci divertiamo lo stesso, trattando le stanze come se fossero case diverse in cui spostarci per vivere vite diverse, sindrome alla quale i bambini sembrano aderire in modo spontaneo e naturale. Che ci sia qualcosa di patologico?

After sitting on the floor for many years, our inner eye begins to open.

1 giugno 2003

We do not see our Blind Spot. If we are sour, we do not see our sourness. This is so close to us, it escapes our notice. But, we do see that the world is unfair. And this makes us sour.

Immaginazione fervida quella di chi vede un futuro per le nostre abituali congerie. Se si potesse ricevere un soldo per ogni illusione prospettica che si para davanti ai nostri occhi e: Se solo fossimo capaci di vedere la povertà del nostro spirito. E quanto poco capaci siamo di organizzare la costruzione del nostro essere futuro. Tutto quello che riusciamo a vedere, spesso, è la gratitudine che non riceviamo, dopo essercela sinceramente meritata, ah mondo ingrato, ah ingiusta condizione la nostra.

1 giugno 2002

L’estate circonda tutto, anche quaggiù in cantina, e c’è un senso di vacanza che in nessun luogo è felicemente vissuto come a Trieste. Toni è impegnata tutto il giorno con il suo corso e così sono abbandonato a me stesso libero di non fare niente. Questa sembra essere la miglior condizione in cui posso trovarmi quando sto qui, eccetto che non è affatto quello di cui ho bisogno.

Girare per la città, e incontrare ogni sorta di faccia in libera uscita, incluse queste nuove forme d’espressione interrogativa che non sanno se rivolgersi a me oppure no, che danno per molto possibile il fatto che IO sia arrabbiato. Comprare da mangiare ed essere lasciato solo anche da Rocco, a pranzo, non mi ha procurato poi questa grande infelicità.

Deve essere stata questa la mia vera disposizione, da bambino, molto, molto meglio da solo che qualsiasi altra cosa, e, se da una parte ho imparato ad essere molto sereno, dall’altra non ho imparato nemmeno le leggi fondamentali della vita comune, del gioco di squadra come direbbe qualcuno (molti) qua in giro. Mangiati un paio di panini e visto “At the circus” mi abbandono allo scorrere del tempo, leggendo giornali e sistemando i dischi.

Sembra essere una quantità notevole il tempo che ho passato in questo modo in questa casa, forse l’unica novità è che posso notarlo. La speciale qualità dei pensieri che ricevo stando qui, e da solo, possiede aspetti che comunque valgono la pena che portano: qui il lavoro non ha molto valore, sarà sempre difficile per me immaginare di essere qualcuno che non è nato qui.

Posso molto più facilmente capire friulani e veneti quando mi guardano, o semplicemente leggono il mio curriculum: chi diavolo mi credo di essere, e in generale chi si crede di essere qualunque triestino? La verità è che mi pare molto più semplice, e comprensibile e giusta, la posizione di chi intende lavorare il meno possibile, proprio così.