domenica, 15 maggio 2005

Un saluto abbastanza definitivo alla casa di Spinea, che da questo weekend non è più affatto la nostra residenza veneta. Una traversata dell’autostrada costellata di soste per un disagio dei bambini che non ha precedenti. Forse si rendono conto meglio di noi che un’intera parte della nostra vita familiare, la prima, è proprio finita. A trieste il tramonto è dei più luccicanti, diavolo di una città. Ben arrivati quindi, bambini miei.

15 maggio 2004

Magnifica la forza, e la presenza, di cui e’ capace il bambino di Ferro, che altrettanto peso ha sulla esistenza di Greta, che ne viene schiacciata. Ma la sofferenza della bambina, che infine si sente messa da parte, e’ la cosa piu’ familiare che c’e’ al mondo per la mia povera esperienza, e questo, se fosse possibile, me la fa amare ancora di piu’.

Stefania mi sembra una matura ed equilibrata madre in questi giorni, e per quanto questo mi rassereni moltissimo, ne sono un po’ stupito: uno stato di valore assoluto come questo non viene affatto percepito bene, nell’assunto comune, eppure solo i morti possono voler sembrare piu’ giovani per poter credere di essere piu’ esistenti. Una sottile noia, unita al disgusto mi prende quando attraverso gli spazi piu’ affollati, come nelle chiese piu’ brutte, in cui ogni presenza sembra artificiale e forzata.

15 maggio 2002

Un incontro leggero, sciocco, un po’ triste ed un po’ amaro, che mi ha la sciato uno sgradevole senso di inutilità, con l’uomo che più mi è stato vicino nella seconda parte della mia vita, oltre che in buona parte della prima: parte che è conclusa, molto serenamente. La cosa da notare, che implica un rilevante significato, è che sono così profondamente staccato da ciò che più mi colpisce in questi giorni, la nostra storia passata.

Credo di capire che la questione irrisolvibile, quella per cui Adriano proprio non riesce a perdonarmi è il mio distacco dal Guitar Craft, di cui lui si sente parte integrante, quella che intuisce essere il naturale sviluppo del nostro lavoro, proprio del mio e del suo intendo: la scrittura, la performance, la registrazione, la produzione musicale. Non che io abbia chiare le limitazioni che vede, non mi pare di riuscire a capire che cosa esattamente voglia dire, né tantomeno che cosa lui possa immaginare debba essere fatto.

Il mio lavoro con il Craft, e tanto di più quello con John Wilkinson, non sono affatto finiti, e io non ho affatto preso le distanze da sistemi che mi hanno permesso un avanzamento nella mia vita reale così largo e profondo. La mia riconoscenza per l’immensa disponibilità trovata in ambedue, non finirà in questa vita, e se una promessa posso fare è quella di tentare di onorare ogni loro insegnamento.

Quello che non capisco affatto è come Adriano intenda fare lo stesso. Non che io abbia perso ogni speranza, comunque, di tornare alla comprensione e alla capacità di sostegno che c’era, indubbiamente, fra di noi. Non che io, altrettanto, intenda negare le mie personali responsabilità nella mancata comprensione, e anche comunicazione, che c’è in questo momento fra di noi.

Il fatto che io consideri lui molto inaffidabile in termini di chiarezza di percezione, di forza di espressione e soprattutto di presenza nel mondo, non mi esonera dal considerare tutto piuttosto irrilevante alla fine. La verità mi pare che consista semplicemente in una sorta di chiusura, derivata dall’uso di trascurare le persone, oltre che di manipolarle, nella quale sono caduto, e della quale dovrò scontare le conseguenze per un po’.

La verità è che non considero questa tanto una condanna, quanto una lezione, importante e costosa, che dovevo, in qualche modo, avere. E se sono dovuto arrivare a questo punto per capirlo non ho certo dimostrato una grande intelligenza. A me, francamente, la mia posizione pare chiara. Mi pare molto meno chiara la sua, e non intendo giocare con le parole.

Oggi è il compleanno di Brian Eno, 54 anni per il meno visibile dei miei insegnanti.