venerdì, 13 maggio 2005

La pubblicazione del giornale comincia oggi. La sospensione della mia vita, no. Un pensiero esteso sulla opportunità di essere “rassicuranti” ha occupato un paio d’ore, proprio dopo che sono riuscito ad essere rassicurante, parole loro non mie, con due colleghi ed un dirigente.

Non intendo affatto essere “rassicurante”, ma è assolutamente inutile “tentare” di esserlo. In effetti lo sono quando si tratta di argomenti in cui sono competente, in cui la mia autorevolezza è sufficiente, quando so di cosa sto parlando. Totalmente diverso misurarmi con la capacità altrui di essere rassicurato.

13 maggio 2004

Proseguono, insieme a Sandro Guerra, le messe in scena di alcune delle nostre piu’ prepotenti idiosincrasie: Gli scontri di civilta’ sono il pretesto e, mentre la sua domanda riguarda i conflitti ed i confini di cui parlano i giornali, mi permetto di allargare il campo e parlare dello strappo che sta avvenendo sotto i nostri occhi tra il mondo di cui continuiamo a parlare tutto il giorno, quello che ricordiamo vagamente essere il mondo cui siamo appartenuti e dentro il quale la piccola personalita’ che chiamiamo “noi stessi” si e’ sviluppata, ed il nuovo mondo che pare non essere affatto percepito da tutti.

Ma cosi’ definisco quello esploso, accompagnato da fenomeni di ogni ordine e grado, all’inizio dell’Y2k. La parola che arrivo ad usare e’ “onore”, come opposto, infinitamente piu’ urgente, alla vita personale stessa.

Il “Consenso di Copenhagen” in cui nove economisti devono decidere, in base ad un calcolo dei costi e dei benefici, le misurie prioritarie con le quali affrontare dieci delle 32 urgenze planetarie elencate dalle nazioni unite, ci forniscono un modello di interrogazione utile anche in campo locale:

1) Prevenzione sanitaria – “I provvedimenti di contenimento delle epidemie hanno costi insostenibili”. La prevenzione globale, no.

2) Istruzione – Scuole e universita’ devono rendere o chiudere. Nel mondo “862 milioni di analfabeti sopra i 15 anni, di cui due terzi sono donne”.

3) Conflitti – Negli anni novanta “la comunita’ internazionale ha speso 200 miliardi di dollari” per intervenire in paesi in conflitto. L’industria degli armamenti e’ in pieno attivo. Molti conflitti coincidono con un’abbassamento del prezzo delle armi, legali nuove o illegali usate.

4) Clima – “Quasi tutti i climatologi credono che l’emissione di gas derivanti da combustibili fossili producano un riscaldamento globale” detto “effetto serra”. Gli analisti finanziari sanno che il mercato non investe piu’ in assicurazioni perche’ tifoni, alluvioni ed altri eventi climatici aumentano.

5) Instabilita’ finanziaria – “Dati economici carenti, debolezze dei sistemi finanziari occultate, scarsa chiarezza nelle misure governative minacciano la stabilita’ dei sistemi locali e l’intera economia globale” La trasparenza dei sistemi finanziari, e delle misure governative per contenerli sono la base di una economia sana. L’efficacia dei metodi proposti da Banca mondiale o dal Fondo monetario internazionale va dimostrata.

6) Alimentazione -– Un secolo fa nei paesi UE una famiglia spendeva tre quarti del proprio reddito per il cibo, oggi tra il 10 ed il 20 per cento.

7) Migrazioni – 125 milioni di migranti dai paesi sottosviluppati verso il G8, una allocazione piu’ efficiente delle risorse umane o una perdita che fa diventare piu’ poveri i paesi d’origine, a seconda dei punti di vista.

8 ) Acqua – Un miliardo di persone non ha acqua potabile. Che e’ merce di valore che si paga a caro prezzo e rende molto, purche’ in bottiglia. Gli stati raccolgono gli utili delle infrastrutture di distribuzione solo dopo decenni, e dopo averle privatizzate.

9) Barriere tariffarie e sussidi – la protezione della produzione interna di un paese ad opera dei governi e’ la negazione stessa dell’idea di libero mercato. Il prezzo della frutta e verdura africana p.es., molto inferiore, viene compensato con dazi doganali elevati e con sussidi agli agricoltori europei perche’ tengano bassi i prezzi.

10) Corruzione – “La corruzione e’ il principale ostacolo allo sviluppo sociale”. Gli azionisti delle multinazionali del petrolio non sembrano essere d’accordo.

13 maggio 2002

Giorno di consuntivo mentre sto tornando a Spinea dopo un viaggio in treno per nulla eccezionale.

È piuttosto impressionante, visto il numero di chilometri compiuto su questi treni che col tempo si sono trasformati in semplici pullman, la mia mancanza di abitudine al trasporto ( e alla totale mancanza di conforto). Cerco così di costruire una revisione delle opportunità, mancate e rifiutate, di ricostruire la mia posizione nel mercato di questi ultimi mesi. E la sensazione generale è che, per lo più, mi sono risparmiato delle grosse perdite di tempo.

Questa sensazione, abbastanza chiara, da luogo a due ordini di meditazione: la prima volge intorno alla domanda se e quanto queste grandi perdite di tempo potevano essere ordinarie nella mia vita fino ad oggi, e ringrazio qualsiasi forza mi abbia protetto dal cadere in tentazione di occuparmi, per il solo denaro, di questioni che mai, nemmeno da ragazzo, potevano avere una qualsiasi rilevanza, sia in termini di penetrazione in un mondo che mi riguarda, sia in termini di normale apprendimento.

La seconda riguarda invece la straordinaria, e nuova possibilità che ho di guardare da vicino e con continuità questa piccolissima bambina che cresce, opportunità per la quale tutto il mondo che ho perduto, tutto il denaro e tutte le persone, valgono così poco.

È così è emerso il senso, forte e chiaro, che ogni minuto perso a coltivare una illusione, ogni minuto perso a causa di un imbroglio, di una menzogna, di una trappola, sono perduti per sempre, e questo è ciò da cui devo difendermi da oggi. Meglio tardi che mai.

Adesso fuori per incontrare il mio vecchio amico e collega Adriano Clera.