22 ottobre 2004

The Observer is a construct in personality which becomes an instrument through which the unconditioned part of ourself is able to view the conditioned parts of ourself, and their interaction with the world.

We experience a sense of separation between the conditioned and unconditioned parts. The information gathered in this way is a necessary part of developing a personal “centre of gravity”.

As this “centre of gravity” begins to form, this in turn becomes an instrument through which the unconditioned may observe and, perhaps, operate. As this “centre of gravity” becomes more substantial, a finer level of perception and functioning becomes possible.

22 ottobre 2003

Un po’ sognante questa fredda e strana giornata di ottobre, forse anche a causa della sveglia anticipata, alle 4.30. È un buffo sentire questo mio oggi, vorrei avere qualcuno con cui parlarne ma alla fine il desiderio di starmene da solo prevale su tutto. Il pomeriggio una buona intervista a John Abercrombie, generoso e rilassato dopo aver dormito bene. Questo aspetto del mio lavoro ha una potenzialità notevolissima, ma rimane quasi del tutto inutilizzato e forse inutilizzabile, il tono che inevitabilemente prende il sopravvento è sproporzionato ad una qualunque disposizione comune. È solo un archivio, che finirà chissà dove, intanto imparo, anche se non molto.

22 ottobre 2002

any expression of negativity is to be made “positively”; ie cleanly & without side. Then, it can be addressed in a straightforward way.

Uno straordinario aquazzone la mattina presto, davvero un fiume d’acqua ha attraversato la città, accumulandosi nella parte a livello del mare, riempiendo piazze e strade, rendendo molto curioso il movimento ordinario.

Difficile evitare l’affastellato sistema che le semplici coincidenze necessariamente implicano. Come cercare di rifugiarsi in un piccolo mondo in cui le nostre convinzioni semplicemente reggano, come tentare di affidarsi alla convenzione in sé stessa, come se in sé stessa ci fosse il seme della giustizia, come se l’accordo comune portasse, nelle sue sinapsi, una verità.

Molte importanti visioni in un incontro, stamattina, con un giovane attento e giustamente vago nella sua autodefinizione: come misurarsi con l’incapacità di essere simpatico, cioè risonante senza complicazioni opportunamente escogitate, senza la diplomatica ipocrisia automatica.

Non mi pare abbia nessuna importanza adeguarsi ad un qualunque inconsistente ritmo, che da nessun luogo muove, e nessun intento contiene: meglio lasciarsi essere senza progetto, meglio indovinare le mosse altrui mentre si svolgono, in una estatica e profondamente attenta pioggia autunnale, senza una sufficiente chiarezza ma certi della semplice realtà che contengono.

L’aria, al QG continua a sembrarmi molto buona, ma c’è qualche cosa di immobile nella disposizione delle persone, che va al di là delle persone stesse, come una attuale impossibilità. Potrei perdere molto tempo con questo sentimento.

Di nuovo da solo stasera, e di nuovo al cinema, il miglior posto in cui stare da soli. “Signs” dell’impronunciabile Night.