30 settembre 2004

La sensazione piu’ chiara che ho in questo momento e’ quella di essere all’oscuro di un movimento colossale, che sara’ devastante, lo avverto istintivamente, ne colgo i riverberi ma non la natura.

Per quanto certamente questa vibrazione contenga una minaccia non sono sicuro che questa sia riferita a qualcosa vicino al mio cuore, probabilmente appartengo al mondo che si sta stracciando piu’ di quanto io possa essere consapevole.

Forse si tratta solamente di dolore da trasformazione, il quale non solo posso accettare, ma mi procura una profonda gioia. Il mio bambino di Ferro salva la mia vita.

30 settembre 2003

Una notte agitata dopo un pigra giornata, la mia sensazione di deriva continua. I messaggi emersi dall’insonnia non sono carichi di tensione ma piuttosto di profonda prostrazione. Forse vorrei avere consapevolezza delle cose di cui devo pentirmi.

Ma non esiste nulla del genere. I sentimenti di cui intendo parlare nel programma si allargano, dopo la memoria e la nostalgia anche la necessità di cambiare si è presentata come sentimento. Insieme alla necessità di conservare.

30 settembre 2002

10.00 Gran giornata di inaugurazione ufficiale: barba capelli e sotto con la diplomazia.

14.00 La cerimonia è stata cupa, sgradevole, distorta, falsa, e profondamente prevedibile, ma non da me. Continuo a sottovalutare la negatività del mondo delusionale, continuo a farmici investire, stirare, mortificare.

Forse si tratta solo del fatto che mi associano a Luxa, che associano ad una minaccia ancora più che ad Angelo.

Forse invece ogni mio sentimento traspare sempre dalla mia faccia; il fatto è che mancano anche le norme più elementari che io associo alla vita, manca del tutto la normale aspirazione umana alla fraternità, ma forse la responsabilità è solo mia.

23.00 un pomeriggio immerso in quella che dovrebbe essere la mia comunità futura oltre che uno strano consorzio del mio passato, immerso in un gruppo di persone che si aspetta che io non mi curi affatto di loro. Alla fine ogni genere di persona, ogni disposizione, ogni pensiero che posso aver osservato negli ultimi due anni a Trieste è passato di lì, ed il fatto che mi hanno solo sfiorato mi dice che li ho solo sfiorati.

La casa della musica, il quartier generale di tutte le mie azioni triestine reali degli ultimi anni, e di molti degli anni a venire, è stato oggi il teatro in cui sono andati in scena tutti gli eventi che mi hanno visto farne parte. Come immagino sia un poco prima della morte fisica, come è sicuramente prima di ogni profonda mutazione fisica, chimica, sottile.

Come se fossero passati a salutare prima dell’inevitabile estinzione, forse da oggi non sarò più in grado di notare nessuna di quelle facce, forse da oggi non ne rivedrò più nessuna. Certamente la distanza sembra tanto colmabile quanto incolmata.

Alla fine, di fronte al ridimensionarsi del flusso, e dopo che Toni è venuta e se ne è andata, mi sono calmato, ho accettato una disposizione più adulta e ho detto cose diverse da queste, allora sono riapparsi Diego Cassia, Paola Sain, Massimo Pulcini, Lorenzo Bandelli, i miei colleghi a Luxa, e insieme siamo entrati in un’altra dimensione, quella che probabilmente loro stessi associano più facilmente a me.

Ma il mio è stato un addio, per ora. Addio e grazie, di nuovo. Il ciclo cominciato il 30 novembre 1999, e che è stato segnato dalla grande conclusione del 30 aprile 2000, oggi è completo.