27 agosto 2004

Il giorno piu’ critico e difficile della settimana e’ anche il piu’ svagato e sognante, che tutti i miei impegni del pomeriggio non si realizzano. Invece sono su un misteriosissimo treno che non riconosco affatto. Meno che gradevole la stazione a Mestre mentre aspetto Stefania al rientro dall’ufficio: perche’ ostinarsi a cercare i segni di un mondo estinto? Non c’e’ proprio piu’ nulla che io possa portare nel nuovo mondo che sia appartenuto a quello antico, se non quello che ricordo, documenti e dati mai veramente acquisiti sono semplicemente, tristemente superflui. Invece l’accoglienza dei miei bambini che sentono la mia presenza da lontano non c’e’ mai stata nella mia vita che ricordo, non cosi’ splendidamente a fuoco. Meno silenzio, e molta piu’ gioia insieme alla mia profondamente amata moglie.

27 agosto 2003

Now, something is possible again: for all of us. We may be free to meet again. Then, we may meet again. Or not. Either way, we all win.

A Trieste per incontrare Gianni Pizzati, che nemmeno mi invita a cena ma mi porta i saluti del portavoce del presidente della giunta regionale. Incomprensibile. Mi immergo così nelle solite e tortuose vie del nostro, che dopo un lungo giro mi lascia grossomodo dove mi aveva trovato. La mia riflessione notturna, dopo questo banale incontro, riguarda la mia indisponibilità passata, quando cioè potevo permettermela, e quanto il prezzo che sto attualmente pagando riguardi proprio questa: La mia visione implica che non è indisponibilità, è incomprensione, spesso assoluta. Non intendo affatto i linguaggi, i mezzi, i contenuti. Sono escluso, non esclusivo.

27 agosto 2002

Giornata di riposo, a contemplare l’evoluzione della casa, in una stanza pulita e quasi restaurata a navigare nell’insidiosa rete globale. Nella quale riesco a sentirmi ancora più escluso ed isolato.

Dopo aver incontrato Gabriele (e intravisto Bernes), Fulvio, le funzionarie Urban, sentito al telefono Giuliana, pranzato con Rocco e Toni, parto con la bounce mobile per la seconda (prima?) città della mia vita.

Il mondo in cui io e Gabriele ci rifugiamo, quando parliamo da soli, deve essere un po’ inquietante per molti, certamente lo è per Fulvio Zafret.