20 agosto 2004

3. One of the pillars of my own code of practice, when considering a course of action, is to ask myself these questions:

What shall I do?

Why shall I do this?

How shall I do this?

Will I do this?

Un tentativo fallito di raggiungere l’ufficio, nel quale non riesco nemmeno ad entrare semplicemente perche’ non c’e’ nessuno ed io non ho le chiavi: dopo un ora di attesa, leggermente infastidito, me ne vado. Ancora in casa, e questo posto determina un ben preciso ordine di pensieri per me, ad osservare il piacere e la disinvoltura che i bambini hanno nello stare qui. Sembrano sempre sorpresi e un po’ timorosi, ma poi si adattano e si divertono, poco prima di tornare a Spinea. Io sono silenzioso e un po’ riservato, molta parte della mia energia se ne va nel conservare la pazienza. Stefania si e’ calmata, senza prendere consapevolezza del mio, come del suo stesso del resto, turbamento.

The last part requires our consent if we are to proceed. If I know that a course of action is against the expressed wishes of others, I have to be very careful whether I will act. Most likely, I will not give myself the necessary consent. To override the expressed wishes of others involves very considerable repercussions, results & consequences. These cannot be avoided: a tab is run which will be met, sooner or later.

20 agosto 2003

Il bambino di Ferro sta finalmente seduto da solo, stabilmente e solidamente, poggiandosi sulle mani e cascando sulla testa solo per l’intervento improvvido della feroce sorella maggiore.

20 agosto 2002

“My head is placed where sunlight never reaches and, knowing nothing of conditions outside of myself, this is my opinion of the weather. I have the right to express this opinion on a subject of which I have no practical experience, no understanding and little knowledge. But I dislike / like the weather and I have the right to `let off steam’ and dump my negativity / fanatical desires about the climate onto others – because I have the right. And even if I don’t have the right I don’t care – because I have the right not to care!”

Quanto si può scivolare, e con un certo piacere anche, nella routine della nostra vita di scantinato. L’intera vita potrebbe sfuggirci dalle mani, cioè continuare a farlo, se ci lasciassimo andare. Il rischio che corro, ma credo che lo corriamo proprio tutti, è di permetterci di pensare che tutto sommato vada bene così. In fondo è splendido perdersi in questa deliziosa vita così poco ritmata, in cui le memorie sono docili pensieri che amiamo, in cui l’archivio delle nostre identità si riduce a pochi abiti, facili da indossare, per ogni stagione.

La terribile piccola orsetta è in modo operativo lamentoso oggi, e si capisce, è la figlia dell’uomo più noioso del centro Europa, l’uomo capace di scaricare e leggere ogni giorno, da mesi, il diario del suo non-insegnate di chitarra, (non certo sua la responsabilità, sono io ad essere il non-allievo che sono) per molte decine di minuti mentre è capace di lasciarla, implorante per la quinta ora di totale attenzione. Nemmeno io avrei voluto un padre così.