2 agosto 2004

Ancora molto strano svegliarsi con i bambini e senza Stefania, partita per l’ufficio. Ma il loro risveglio e’ sereno dopo una notte passata a dormire e a lamentarsi poco. Non so affatto quanto sana sia la posizione che questi bambini piccolissimi vivono ma non saprei proprio come organizzare la nostra vita diversamente da cosi’. Il mio precipitare verso una inutilita’ sociale pressoche’ completa non rende le cose facili per loro ed il mio potere di organizzazione si logora un po’ ogni giorno. Stefania auspicherebbe una cura ed una attenzione normali, ma non so prevedere il mio futuro quando perfino la mia personale definizione del passato non coincide piu’ con quella comune, ed il problema e’ che mi pare che queste definizioni “comuni” nemmeno coincidano fra di loro. La mattina comunque scorre inutilmente al Centro, mentre Rocco e Giulia generosamente si prendono cura dei piccoli, e ritrovarsi a pranzo, pur senza Toni, che se ne va prima che io arrivi e’ una rara gioia. I bambini sono contenti e non mostrano nessun segno di disagio mentre ci avviamo alla sosta pomeridiana, eccetto che le loro abitudini sono interrotte dal soggiorno in una casa molto diversa dalla loro. Verso sera al giardino pubblico incontro Enrica Cappuccio insieme al suo nuovo bambino Jacopo, e lei non sa quanto mi abbia colpito la sua nuova assunzione. E nemmeno quanto ora mi colpisca la sua freddezza ed indifferenza.

2 agosto 2003

“The first stage, from 1985 to 1992, was of growth. We began with innocence, and in that there is a power, a surprising force, and since we do not know very well what we are doing, we can achieve the impossible – we do not have an awareness of our limitations. The seven years that followed are, in some way, the level of stupid people: it’s when, having had a brush with power, we think that we can do everything. You are between two things, which we call the great divide, because you are too far from the beginning to turn back, and too far from the end to continue forward. The third stage has started, and my impression is that something has become available again in a totally natural way.”

Non c’è bisogno di pensare ancora all’opportunità dei nostri usi, del nostro modo di fare le cose ed affrontare la realtà. Se di scelte si è trattato, ed ho qualche riserva a proposito, esse sono state compiute molto tempo fa, in uno stato che ricordo essere di equilibrio, di ragionevole lucidità. Ora, molti anni dopo, anni in cui non c’è stata una discussione ma una lunga pratica su base data, sono da solo, in un angolo sempre poco familiare del mio mondo, senza denaro e senza amici, impegnato a compiere, ancora una volta, quello che credo mi sia stato chiesto, per quanto ne so, per quanto ne capisco. Senza particolari dubbi, né rimorsi, ma facilmente preda di un malessere vischioso, accidioso, che in grande parte, probabilmente, deriva dalla mia pressochè ovvia piccolezza, ma che a volte sembra anche dovuta a quello che, oso dirlo, sembra essere lo stato oggettivo delle cose.

2 agosto 2002

Il soggiorno del piano sotto è finalmente sgombro, liberato da un volume indescrivibile di oggetti: adesso l’immagine di come una casa dovrebbe essere, per poter essere facilmente e regolarmente pulita ed usata è davanti ai nostri occhi. Ho l’impressione che il lavoro da fare vero e proprio, la ripulitura dei muri che adesso dovrebbero essere colorati, sembri irrisorio e molto facile. È buffo quanto il mio agio a stare nella casa in cui ho passato molti anni, dopo averla comprata, ripulita, disegnata in qualche modo, infine abbandonata a sé stessa, sia così ampio. Appena mi ritrovo da solo, e riacquisto una relazione equilibrata con i mobili, i pavimenti, i muri, essa risuona immediatamente come un buon strumento, che non teme gli anni, lo strapazzo, perfino l’abuso. Come un essere amico, profondamente fedele.

Dopo un piccolo momento di intenso abitare il mio povero soggiorno mi accorgo che si è fatto tardi ed il treno se n’è andato, così l’inevitabile partenza verso le orsette non può che avvenire sulla mia grossa macchina molto gialla, la vecchia bouncemobile è davvero un piacere in questo rovente pomeriggio autostradale, privo dell’insostenibile pesantezza dei camions, in un nuovissimo, inaspettato agosto.

La sera in giro con Greta incontro Marco Visentin che, come è successo altre volte, mi aiuta a definire la mia posizione professionale senza che io debba essere troppo negativo. Marco, piccolissimo architetto, è una vecchia conoscenza, circa 1982, una delle molte che Adriano ha portato nella mia vita.

Pizza e birra al Barone Rosso, quindi, le piccole cose che mi fanno sentire a casa anche qui.