1 agosto 2004 domenica

Una splendida giornata nel sole, ma fa molto, molto caldo. La mia scarsa resistenza al calore estivo mi turba e mi da molto da pensare, soprattutto considerato il fatto che molta gente e’ molto contenta e teme solo l’interruzione del “bel tempo”. Usciamo con i bambini sul carso, in macchina, direi un’azione piuttosto insolita. Ma e’ una buona idea e dopo aver attraversato l’altopiano da sud a nord, con una sosta alla rocca di Monrupino, ci fermiamo nel bel giardino di Lupinc a Prepotto, vicinissimo alla casa di Edy Kante, viticoltore eccelso. In questi vent’anni e piu’ questo giardino da osmica si e’ trasformato in un club per ricchi professionisti, triestini e meno, e la presenza di questi per me e’ estremamente inquietante e perfino spiacevole. Non e’ una cosa nuova: il professionista triestino anziano e’ una figura che ho sempre visto da vicino, probabilmente piu’ del sottoproletariato urbano che conosco poco, e la sensazione che questa figura coincida abbastanza comunemente con un losco figuro connesso con le mafie politiche ed economiche locali, molto piu’ che con una qualunque “professione” di mestiere, mi ha inquietato meno di ora quando ero giovane. Adesso vedo soprattutto gli effetti di queste vite prive di morale, e ne sono turbato. Vedere i miei bambini vicino ai loro non era una cosa che desideravo e me ne vado volentieri. Rimane il fatto che tutti desideriamo gli effetti benefici degli alberi di Lupinc, ma mentre questi tipici avventori sono al loro posto, io per me stesso direi di no. Fortunatamente Stefania non e’ affatto consapevole del mio disagio e stabilisce che possiamo tornarci quando vogliamo. Una splendida giornata nel sole completata da un bel pomeriggio chiusi in casa senza soffrire piu’.

Expectation is the prediction that history will repeat itself, exactly, precisely.

1 agosto 2003

We believe we listen to music. How often do we realise that music is listening to us? Music so wishes to be heard that it endures and persists unendurable and impossible conditions in order to enter our world. But music, in its nature, is not permitted to shout: music is not allowed to drown out our babbling & our noise. So, it continues to present itself, available and willing, to the degree that we are able & willing to listen & hear; to the degree that we are able to bear to accept what is on offer. For this, we have to put aside all our demands, wants, expectations, rights & requirements, and be present to what is. So simple. So hard.

Un diffuso malessere si è insinuato nelle nostre vite, ed il motivo rimane confuso, indistinto, inconsapevole. Un mese privo di esercizi, della normale routine che mi ha accompagnato negli ultimi tredici anni, che ho compiuto sedendo per terra da quattro a sei volte la settimana, continuamente, ostinatamente. Se mi si chiede perché non è difficile rispondere: si tratta di norme igieniche, sostanzialmente di pratiche di pulizia dell’organismo nel suo insieme, per quanto mi è dato da conoscere, abluzioni rinfrescanti al loro minimo, porte di accesso ai flussi di formazione e ricreazione molto spesso, a volte generatori di consapevolezza, solida e massiccia, il materiale necessario alla costruzione di una coscienza.

La quale sembra, a volte, una dannazione quanto è una benedizione, un carico insopportabile quanto è l’esonero da un carico inopportuno. Ma la vera trappola, quella che si insinua nella mia mente quando trascuro di coltivare una attenzione decente, è invece proprio l’assenza di consapevolezza, quella che appare quando la continuità della presenza a sé stessi si interrompe, quando il mondo appare come qualcosa da affrontare malgrado sé stesso, quando l’energia di cui abbiamo bisogno per vivere appare convoluta, distorta, greve.

1 agosto 2002

Cominciare la giornata senza il normale esercizio della mattina, la prima cosa da fare appena svegli, muta completamente la mia percezione della giornata, del mondo, di me stesso. Mi sento come se sprofondassi di colpo in un mondo che mi riguarda solo lateralmente, come se il mondo in cui vivo, lavoro, amo, sono, fosse di colpo troppo ruvido, tagliente, spigoloso. E quasi tutti sembrano più adatti, più esperti, più abili di me. Sembra essere un mondo al quale non sono utile, un mondo che mi può solo tenere ai margini, lì dove peraltro sono sempre stato.

Incontro finalmente con i tecnici milanesi oggi e accurata osservazione del progetto di risonanza acustica della regia audio. Ho parlato ancora con Gabriele a proposito dell’impressione che per prima si forma incontrando una persona, delle differenze inevitabili determinate da chi la presenta, sia esso un vero amico oppure addirittura che la persona si presenti da sola. La verità di una percezione, la sua realtà, o forse l’intero modo di costruire l’onestà con noi stessi, è in gioco in questo delicato momento. Ho stabilito da tempo che posso affidarmi alla prima impressione, e non solo per motivi statistici, e che molti dei miei errori di valutazione derivano dalla revisione razionale, compiuta per motivi di opportunità sociale, successiva. Giudicare in modo molto pratico le persone che ci troviamo di fronte, a volte, è una vera necessità. E alcune delle persone che ho incontrato oggi non sono persone pulite.