25 luglio 2004

Questa asfissiante stagione rende i miei pensieri molto poco compensibili, ma forse l’impressione generale e’ che TUTTI i miei pensieri siano poco comprensibili. Se posso considerare certo il fallimento della mia politica terapeutica nei confronti di mestesso, questa stagione non fa proprio nulla per agevolarmi. Pensare che molte persone si stupiscono del mio disagio a proposito del caldo, sostenendo che quest’anno la stagione e’ perfino fredda: questo mi ricorda qualcosa a proposito della sensibile differenza tra le mie speciali percezioni e quelle piu’ comuni e forse condivise. Ma i bambini, pur preferendo sempre stare con la mamma quando c’e’, continuano a riconoscermi e a prendermi in giro, inequivocabile segno di vita, la mia. Stefania con uno sforzo suggerisce di non saper esprimere la sua “contentezza” nello stare con me. Le mie percezioni continuano ad essere alterate. Sento pero’ che Stefania capisce, seppure vagamente, in quale stato emotivo mi trovo.

A tentare di mangiare una pizza da Lello, ma i bambini non sopportano affatto la sala chiusa ed il caldo e siccome molto poco interessati al cibo dobbiamo rapidamente andarcene, appena in tempo per non incontrare Adriano e Chiara che stanno entrando: il traffico e’ talmente intenso e i parcheggi cosi’ affollati che non riesco nemmeno a fermarmi un momento con loro. Una esperienza che spiega molte cose.

25 luglio 2003

There are significant actions that take place which, mostly, we never get to see. Occasionally, I read a small something in a newspaper and I have a sense: this is not attracting publicity, this is not exciting, something is happening here. But this kind of internal action is not, and cannot in its nature, be institutionalised. It cannot get fixed in this way, or it serves something other than its founding conception intended.

Osservo, con lenta accondiscendenza, ciò che si svolge intorno a me: segnali di magnifica richiesta di partecipazione, relativi alla speciale disposizione in cui mi trovo, disponibile ed umilmente attento ad ogni segno di vita. La visita al ricreatorio Toti, appena sotto la cima del colle di San Giusto, riesce ad essere fonte di stupore e meraviglia, in un posto in cui potrebbe essere gradevole lavorare per anni. Un giardino segreto, in cui generazioni di giovani triestini hanno potuto giocare, imparare, e conservare una nobiltà d’animo, seppure sempre vagamente fascista, che li ha resi quello che sono stati, gente solida ed affidabile, per quanto chiusa e rigida. Anche la mia posizione al QG si affina e si precisa, vengo percepito come perno pivotale e come deus ex machina in fondo. Forse anche come una minaccia, in fondo, da Fulvio.

25 luglio 2002

La mortificazione del lavoro rifiutato continua senza luce lo smantellamento delle abitudini e delle consolidate percezioni del mio malridotto ego. Grandi speranze davanti ai miei occhi, e nelle configurazioni di carte, e continuo a perseverare nella tranquillità, con piccole depressioni isolate: vorrei solo capire meglio.