16 luglio 2004

Ci metto dei giorni, che sembrano mesi, a tornare dal buio in cui le mie visioni mi cacciano, e non posso piu’ permettermelo, non c’e’ piu’ tempo. L’intossicazione che ha preso ciascuno di noi, e a causa della quale non riusciamo a ricordare nemmeno vagamente quello che abbiamo visto e sentito il giorno prima, continua a spezzare le nostre vite, le nostre relazioni, il nostro futuro. Nessuno la sente consapevolmente, nessuno vuole vederla, e ciascuno di noi ha due sole opzioni: che riguardi solo se’ stesso, ipotesi nella quale spesso cado io, e che riguardi solo tutti gli altri, che mi sembra una sindrome molto piu’ comune. Ma la definitiva e comunissima shizofrenia che ci ha preso e’ un fatto che genera il massimo terrore, i piu’ sensibili non sono certo in vantaggio, davanti al quale ogni azione diventa impossibile. Esistiamo in piu’ mondi simultaneamente, davvero questo non e’ mai stato cosi’ vero, e dipende da qualcosa di misterioso al nostro interno su quale di questi mondo vogliamo, possiamo, dobbiamo poggiare i piedi.

So, here I am once more. What am I doing here? What do I feel I am accomplishing? Is there anything of value in what I do?

16 luglio 2003

Tutto il giorno in piscina, a dormire perlopiù, non riesco a poggiare i piedi per terra. La mia vita intera si svolge in una dimensione immaginaria, questa è la verità, come se fossi alla deriva in un mare immaginario, all’oscuro di quello che accade nel mondo. Come se il mondo non riuscisse ad attirarmi in nessun modo.

La sensazione profonda è che io non abbia mai avuto, in realtà, nessuna vera connessione con il mondo, per il quale intendo l’insieme di convenzioni sociali, linguistiche e modali che si ama considerare comuni ed effettive. Nessuno di questi sistemi linguistici è mai riuscito ad entrare nel mio modo percettivo come “reale”, degno di affetto e riconoscenza, e non mi sfugge la gravità.

16 luglio 2002

Music explains itself. We use words.

Musical analysis breaks “music” down into discrete elements: pitch, amplitude, duration, timbre (and Cage suggests, silence). When we listen, we are able to focus on each of these elements & notice how they are skilfully arranged into a whole. That is, analytically, in performance (and composition) the discrete elements are unified.

When we listen, we listen to the parts.

When we hear, when the shift takes place, we hear the music.

When we hear the music, we hear the whole.

When we hear the music, the music changes: the music becomes part of us, and we become part of the music.

Our participation in the event changes the event.

Our participation in the event changes us.

Il potere sul mondo materiale, la capacità di spostare o perfino dirigere le energie, forse sono davvero impressionato da come questo, in apparenza, sia stato spazzato dalla mia vita. Come se la forza, nel profondo, stesse preparando qualcosa di molto difficile, per me, e mi stesse, con molto dolore, educando. È vero anche che sento formarsi la base di una costruzione ferma, rassicurante, come mai è entrata nella mia vita fino ad oggi. Ma mi chiedo che cosa ne so, in fondo è chiaro che non ho prestato molta attenzione alle indicazioni di opportunità, e di mutazione, che fino ad oggi hanno attraversato la mia esistenza attuale. Quello di cui sto parlando ora ha una essenza molto paterna, riconosciuta e profondamente accettata.

Ho incontrato il mio vecchio fratello, che ha dovuto scappare in fretta, oggi. Ed è molto tranquillizzante avere qualcuno che mi ascolta con attenzione, oggi. Non mi pare affatto facile fare i conti con me in questo stato: la mia consueta tristezza non viene facilmente associata alla mia consueta speranza in questi giorni, ed un uomo dovrebbe essere particolarmente sereno, nell’affrontarle entrambe, per avere voglia di fare qualche conto con me. Non è questa però la situazione in cui mi trovo, e così mi pare di essere piuttosto, normalmente, terrorizzante per molti occhi.