15 luglio 2004

Il mio nemico piu’ pericoloso e’ il senso di inutilita’ che nemmeno troppo segretamente coltivo. La mia eredita’ di impotenza riemerge ogni volta che mi distraggo solo un po’ dalla mia direzione, dalla mia traiettoria, rendendo insopportabile la compagnia di chiunque. Per liberarmi uso ogni genere di trucco, qualunque cosa diventa legale ai miei occhi ed il biasimo offeso che ne ricavo e’ un prezzo piccolissimo da pagare. Nulla infatti offende piu’ della mancanza di attenzione per le proprie personali richieste, nulla rende piu’ accettabile la guerra del senso di offesa ricevuta. Non e’ mai questa la mia difficolta principale, e nemmeno secondaria. Anche se non intendo categorizzare piu’ di tanto il senso che i miei contemporanei hanno del loro diritto di rendita, fondato sulla propria insostituibile benedizione, non mi tocca intimamente, ne’ mi offende, ma mi allontana definitivamente da loro. E mi fa sentire una profonda e sorprendente inutilita’. E Stefania non risponde al telefono di casa.

15 luglio 2003

Una intera giornata a riprendere il contatto con Spinea, tentando di sentirmi a casa mentre mi mancano le attrezzature essenziali. Forse tutto si riduce all’atmosfera di questa casa, forse sono le persone più vicine ad essere degli estranei semplicemente, ma mi sembra anche di non aver più nulla da fare, qui. Niente che riguardi direttamente Stefania ma come astrarre la nostra piccola vita comune dalle circostanze? I miei piedi non sono appoggiati a terra e forse il contatto con questa area non c’è stato, per ora sembra che non lo riprenderò mai più.

15 luglio 2002

Mi sveglio, la mattina, con una memoria irriconoscibile, in un mondo nuovo, che aspetta che io faccia la mia dichiarazione d’intento, che io pubblichi il mio manifesto. Ma sono un uomo così lento, pigro, distratto. Agnus dei, qui toles peccata mundi miserere.

Io non conosco molte persone che hanno potuto avere un tale accesso alle quattro energie ed alla quintessenza e che ne hanno usato meno. C’è una strana disposizione nella vita di questo Diego Chersicola, come se sapesse che le vite sono troppo corte, e troppo numerose, per curarsene a sufficienza. C’è una curiosa esitazione, nella sua coscienza, di fronte alle responsabilità che una vita consapevole implica. E non credo nemmeno che la sua sia paura, è un essere che conosco bene credo, ma piuttosto amarezza, e collera, in fondo, che lo inibiscono, lo legano, lo bloccano.

La realizzazione nel mondo ha un assunto: la concretizzazione, e la comprensibilità di cui un essere ha bisogno, di fronte ai suoi pari, spesso dipende dalla concretezza delle sue affermazioni. Questa cosa, così definitivamente spaventosa, è la grande difficoltà che abbiamo davanti, in questo e alcuni altri mondi, ogni giorno, tutti.

Un gradevole incontro, con il mio amico Gabriele Centis, dentro alla nostra casa della musica quasi completata e presto ripulita: l’aria però non è molto respirabile, nelle sgradevoli esalazioni delle finiture industriali e così ripariamo,sotto una scrosciante pioggia, al riparo dei portici in piazza unità per il suo succo di frutta e la mia birra insieme a molti altri buffi abitanti della cittadina in cui sono nato.