8 luglio 2004

Act in private as if your behaviour were known in public.

Senza scuse, ma da gentleman, vorrei spiegare che sono consapevole di aver compiuto, in pensieri, parole ed opere atti non conformi ad un sistema di valori comunemente condiviso. Desidero quindi assumermi ogni responsabilita’ di fronte alla comunita’ per quanto riguarda la mia meno che plausibile condotta:

1) Accidia

Mi crogiolo nell’Indolenza e nell’ indifferenza, ho fatto di ozio ed errore elementi di un piacere perverso. I miei veri impegni sono oggetto di costante ripulsa per il mio carattere vano e dispersivo.

2) Superbia

Ho ostentato una cultura, nel senso di lavoro svolto, superiore a quella che possiedo in realta’, una sicurezza che mai ho posseduto perche’ so quanto miserabile e indeciso sono, e vorrei che non si vedesse. Temo di essere considerato un mediocre e desidero essere amato anche per le qualita’ che non ho.

3) Lussuria

Ho a lungo permesso che il mio desiderio carnale si intrometta e quindi sostituisca nella mia attenzione le vere responsabilita’ che il mio ruolo sociale mi impone, riducendo i compiti che mi sono stati assegnati in una dimensione subordinata e trascurata.

4) Gola

Ho indugiato nel lusso, nello spreco e nell’abuso di beni, cibo e attenzione altrui, senza curarmi affatto delle responsabilita’ che i doni che ho avuto implicano.

5) Avarizia

Ho evitato con ogni mezzo di condividere le cose che possiedo, rendendo l’inesauribile accumulo di beni e di risorse finalizzato alla sola soddisfazione del mio egotismo e del mio benessere.

6) Invidia

Il disprezzo che ho coltivato per il successo e la gioia di altri mi ha permesso di trovare delle buone scuse per la mia incapacita’ di partecipare al bene comune e venir quindi normalmente riconosciuto.

7) Ira

Ho permesso che la piu’ trascurabile delle inezie, difettose nel carattere altrui, mi trascini in un impeto di furia distruttiva del tutto funzionale a coprire le gravi mancanze del mio stesso carattere.

Mi piacerebbe anche credere che una sincera confessione fatta del tutto in buona fede sia di qualche conforto e possa sollevare il mio vero essere dalla polvere. Questa cosa non appartiene alla mia esperienza ed e’ quindi probabile che io debba verificare il significato di sincerita’ e buona fede nella mia esperienza (ed intelligenza).

Una rara ed impressionante serata ad assistere all’esibizione del trio di eroici chitarristi noto con il nome di G3: Joe Satriani, Steve Vai e Robert Fripp. Un contesto inedito a dire poco e che ha aperto nuovi modi di percezione da parte mia nei confronti di quello che quasi ogni mattina ringrazio per essere stato un vero Maestro, forse l’unico certamente il Primo, in termini che vanno dall’espressione fisica in pubblico fino alla determinazione e stabilizzazione del mio linguaggio piu’ personale, del quale comunque mi prendo tutte le responsabilita’. Come un pesce fuori dall’acqua, sempre in cerca di sfide all’altezza delle quali non e’ possibile essere, RF ha affrontato il pubblico piu’ ostile che mai sono riuscito ad immaginare, uscendone pero’, nella mia maliziosa visione, piu’ povero di prima. Perfino la session finale dei tre eroi, che peraltro ho sentito da una postazione molto piu’ arretrata di quella cui avevo diritto perche’ il mio sistema uditivo era ormai compromesso dall’indescrivibile amplitudine, possedeva un che di alieno dal mio superficiale punto di vista. Tutto questo alla luce di una performance da parte di Vai e del suo gruppo che aveva connotazioni entusiasmanti, ma hollywoodiane. In fuga anticipata le orecchie mi risuonano eccessivamente, ma il sonno e’ buono per una partenza mattutina con i bimbi.

8 luglio 2003

The early gospels were written several decades after the event, but accompanied by oral transmission & personal instruction within a community of practice. To read them, divorced from a guided practice and teacher some 2000 years later, is likely to lead to a distorted reading of what was intended.

Ripartiamo per Trieste con i bambini e Stefania ancora molto nervosa e sulla difensiva. Credo che sia comunque meglio che si rimanga insieme per tentare di vedere le stesse cose. L’intera mattinata scorre con una certa tensione comunque, che verso sera non è dissolta. Se questa donna fosse consistente ed equilibrata probabilmente la sua vita sarebbe molto differente, e non mi avrebbe mai nemmeno visto. Sono le nostre debolezze che ci avvicinano, quelle crepe nella dignità immaginaria che crediamo di meritare, e che ci costringe ad essere quello che crediamo di essere.

8 luglio 2002

Sembra stupire anche me questa abitudine a non affrontare nulla, il desiderio di aggirare tutto che abbiamo, e che abbiamo sempre avuto. Mi piace in realtà questo non dare credito ad una realtà che possiamo avvisare ma che non vogliamo conoscere. È una strategia intelligente e consapevole frutto di equilibrio e maturità molto più che un trucco per sfuggire le responsabilità. Mi limito comunque ad osservare e prendere nota. Forse mi occorre ancora tempo per vedere chiaro, adesso credo di avere qualcosa in mano, staremo a vedere.

Il nostro è un gruppo di tre persone con un bambino. Abbiamo una identità, uno scopo, una e probabilmente molte ragioni, abbiamo un futuro possibile davanti agli occhi. Che questo possa venire considerato inopportuno o forse illegale non mi tocca affatto più di tanto: non siamo il frutto di un progetto né di una volontà, questo mi appare come perfetto ed intoccabile. Devo misurarmi con questa non-società satura di non-progetti?

Una scovolgente, densa di meraviglia e appassionante escursione nella realtà stasera seduto per terra. Posso pensare che questi dodici anni siano davvero arrivati al completamento stasera?