20 giugno 2004

Una rosa e’ una rosa e’ una rosa. La nostra vita con i bambini, che fanno scorrere tutto intorno al fuso della necessita’, senza sbavature, senza indecisoni e soprattutto senza secondi fini. Se io fossi in grado di stabilire quale sia la fonte delle mie difficolta’ nel mondo non sarei un uomo migliore. Molte di queste difficolta’ non le avverto provenire da una fonte apparente, ma da una molto piu’ essenziale, da un punto che sa molto meglio di me chi io stesso sia. E, per quanto molto esigente, non mi chiede nulla piu’ di quanto io possa dare, o essere. La evidente pressione cui sono cosi’ comodamente sottoposto e’ come una leggera pioggia, che contemporaneamente mi fa apprezzare il sole e mi tiene sveglio. Io non potrei chiedere benedizione maggiore. Soprattutto mentre il mondo antico si sbriciola cosi’ velocemente, e noi tutti dovremmo metterci all’altezza della responsabilita’ che il mondo nuovo implica: un progetto del tutto nuovo, e non piu’ un semplice assemblaggio di oggetti testati e dimostrati. La nostra vita con i bambini e’ l’unica pratica quotidiana che mi mancherebbe se non ci fosse.

20 giugno 2003

“a man’s life and its conditions correspond to what he is”.

L’intera giornata chiuso nella mia stanza a ridefinire la distribuzione di questi impegnativi ed ingombranti files video, di cui sono in possesso, tenuto conto del nuovo disco esterno. Ah lo spazio su disco, come quello del video, non saranno mai troppo ampii. Una interruzione per incontrare Gabriele e definire i limiti del nostro comune programmare, ma sembra che non manchi nessuna chiave oltre ad avere io un bel mucchio di idee, più che sufficienti, a sentire lui.
La sera poi orchestra macedone e varii altri fenomeni nei baracconi appositamente costruiti. Di nuovo tutto sembra filare, ma ci sono ancor molte incognite. Riccardo Illy non ha bisogno direttamente di me, posso solo sperare in un intervento indiretto.

Alternatively put:

Who we are is where we are.
So, if we don’t like where we are, we don’t like what we are.
If we don’t like what we are, it’s up to us to make the move.

We begin where we are.
So, where are we?

If we see that we live in the basement: no shame.
When we see that we live in the basement, we are not in the basement: this perception is from a higher floor.
Then we fall back again.

To make the “move” is to change what we are;
That is, to make a change in our “being”.
The quality, quantity & intensity of our “being” determines the world we may enter;
That is, the world which may enter us.

We have the right to choose which world we wish to live in.
This is a genuine freedom.
The right to do “what I want when I want wherever I want” is a kind of freedom, but a freedom which belongs to the basement.
The “freedom” of the basement is a form of imprisonment.

“Moving on” involves paying a price for the “transport”.
Part of this price is sacrifice.

“Freedom” is inverted as it moves “down” through the worlds.
If we are prepared to give up all that we have ever wanted for ourselves, we taste what freedom offers.

“If we don’t have the freedom to listen to something anywhere we like, especially if wève paid for it, then what is the good of it?”
This freedom is, from another perspective, a restraint.
And what good is it?
And what price have we paid?

“Payment” is of different kinds & qualities, depending upon the world we live in.
The freedom to listen requires payment, and the currency is subtle.

The most subtle perception is the most “real”.
The most “material” perception is the least substantial.

20 giugno 2002

Quest’oggi, nella pineta di Barcola, alle 11 di mattina è avvenuto l’incontro tra la nostra orsetta, la piccolissima Greta, e la mia triste, angosciata ed angosciante città natale, piena per l’occasione di un sole bruciante e sconvolgente. Un piccolo tour delle visuali a pieno sostegno e conforto della piccola che ha reagito normalmente, addormentandosi, e poi alle 14 la presentazione ufficiale a Mamma, Franco e famigliola. Un lungo pomeriggio a parlare del passato e del futuro, come dovrebbe essere normale in famiglia: io temo che di quello che è normale in famiglia questa piccola bambina non saprà mai molto. Molto buona comunque, come era ovvio, la relazione di tutti con tutti. E sono stato bene, e ho dormito meglio stanotte. Le cose si riprenderanno un giorno, un giorno rideremo di tutto questo.